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giovedì 06 agosto 2020

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POPSONGS #2 - Classics IV

10.05.2010 - Federico Romagnoli



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Mai competitivi sul mercato degli album, i Classics IV pubblicarono comunque tre singoli capaci di raggiungere la top-5 statunitense: rimangono quindi un nome di peso per il pop di fine anni Sessanta. La loro storia è lunga e tortuosa: nascono all'inizio del decennio come cover-band di brani pop e surf, proseguono senza successo per alcuni anni e cambiano formazione di continuo, sino a assestarsi con Dennis Yost (voce e batteria), James R. Cobb (chitarra), Wally Eaton (basso) e Dean Daughtry (tastiere). Nel 1967 si spostano dalla Florida alla Georgia, dove conoscono il produttore Buddy Buie, figura fondamentale che diventerà una sorta di quinto membro della band. Nel giro di pochi mesi inizia la scalata al successo.

"Spooky" (1967) USA #3

Inizialmente è uno strumentale pop-jazz a opera dello sconosciuto sassofonista Mike Sharpe. Viene trasformato in una canzone vera e propria da Cobb e Buie: oltre a scrivere il testo, ne epurano gli esotismi fiatistici e calcano la mano sul riff, sottolineandolo mediante l'organo elettrico di Daughtry. Un assolo di sax viene lasciato nella fase centrale, ma suona come un robusto jazz urbano, carico e sensuale, distante dal fare sognante dell'originale. La voce di Yost, strisciante e esile (oggi la definiremmo "catchy"), mira a rimarcare la valenza seduttiva del background strumentale: gli accenti alla fine di ogni strofa vengono pronunciati con particolare lascivia dal cantante, che dilata costantemente l'ultima sillaba in un gioco che è metaforica equivalenza di due corpi che si sfiorano durante il ballo. Ne fuoriesce un intenso gioco di contrasti: il brano è infatti costruito su strutture uncinanti (il riff, la scansione secca e costante della chitarra ritmica, l'intrecciarsi passionale di basso e percussioni), ma i suoni sono morbidi e carezzevoli, e tutto rimane più leggero e arioso di quanto le premesse potrebbero far pensare. Nelle mani dei Classics IV "Spooky" diventa uno standard del soft-pop, insegnando il concetto di charme a molta fra la musica lounge successiva: conturbante e melliflua, riesce a spacciarsi per canzone sentimentale, bloccando i propri tentacoli un attimo prima di raggiungere l'eccesso. Mirabile sapienza pop.

"Stormy" (1968) USA #5

Cobb e Buie sono a questo punto una coppia creativa a pieno regime, pronti a sfornare le proprie canzoni. Benché facilmente attribuibile alla stessa entità, "Stormy" possiede notevoli differenze rispetto a "Spooky", e mette in evidenza la capacità della band nel saper variare i propri ingredienti. Si tratta di un tuffo a capofitto nel lounge-pop più liquido e rarefatto: l'atmosfera torbida di "Spooky" è evaporata. La chitarra ricama delicata nella strofa, per poi shakerare briosa nel ritornello, appaiandosi all'inaspettato ingresso dell'organo. Incessante per tutto il brano scorre un coro tenue, sfocato, che conferisce una notevole dimensionalità al tessuto strumentale. L'interpretazione di Yost è pacata, casta, e pur caricandosi di sfumature soul nel ritornello, risulta densa di malinconia, lontana dalla dimensione fisica. Il testo, triste e uggioso, disegna alla perfezione il cambio di scenario: "Yesterday's love was like a warm summer breeze, But like the weather ya changed, Now things are dreary baby, And it's windy and cold, And I stand alone in the rain, Callin' your name". 

"Traces" (1969) USA #2

Con sessualità e malinconia già affrontate brillantemente, ai Classics IV non mancava che tentare l'hit romantica. Il risultato è un 45 giri da oltre un milione di copie nei soli USA. "Traces" è il loro brano più barocco. L'architettura è vicina a quella di "Stormy", ma cambiano i colori. Se la strofa ha un andamento quasi speculare, il coro ha lasciato spazio ai riflessi di uno xilofono e a struggenti coltri orchestrali. Il ritornello si gonfia di soul anche in questo caso, ma anziché segnare l'ingresso di strumenti differenti, gioca la carta della continuità, ottenendo un azzeccato senso di accumulo. La chitarra si snoda in raffinate progressioni jazz per tutta la durata, per quanto ottoni e archi le rubino in effetti la scena.

Nel 1970 la band si spacca: Cobb, Daughtry e Buie formano la Atlanta Rhythm Section e si avviano verso un decennio ricco di successi, mentre Yost mantiene la sigla. Senza il supporto creativo del produttore e del chitarrista la popolarità cola però a picco nel giro di poco tempo. 

Le tre hit sono state riunite in numerose raccolte, la più diffusa delle quali rimane "The Very Best Of Classics IV" (United Artists, 1975), che include altri sei brani firmati Cobb/Buie più una impressionante cover del classico soul "Sunny", reso una via di mezzo fra la versione originale di Bobby Hebb e il canovaccio strumentale di "Spooky" (con un velo d'orchestra in più e una chitarra ultra-effettata al posto dell'organo).

 

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