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mercoledì 30 settembre 2020

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Nuccini! – Matters of Love and Death

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Titolo: Matters Of Love Or Death
Artista: Nuccini
Etichetta: 2nd Rec / Wide
Anno d'uscita: 2006
Genere: Alternative Hip-Pop
Voto: 6/10

Un chitarrista di stampo post-rock italiano, Corrado Nuccini, decide di comporre e dare alla luce un "figlio" di colore ("Matters of Love and Death"), nonostante, lui, suo padre, sia più scandinavo che del Bronx.
No, vi assicuro: il Jack Daniel's stamattina è rimasto sempre chiuso. L’avrò toccato forse un po' nel pomeriggio.
La mia tesi: a volte la vita degli artisti può diventare paradossale; talmente oltre ogni schema convenzionale che diventa reale e, come tale, impossibile da descrivere senza cadere in orrori logistici.

Nuccini, chitarrista dei Giardini di Mirò, ha cambiato ambito ed è passato dalle jam session ai block party (che in gergo sono "incontri" a base di musica black). Ha abbandonato per un pochino il suo strumento e si è messo alla console, registrando basi e ponderando giri e loop da gran visir dell'hip hop. Le componenti ci sono tutte: vocalist coinvolgente, al secolo Tom De Geeter, guest di un certo livello (Bluebird e Filkoe 176 per accompagnare Mr. De Geeter sulle basi, l'altro dei Giardini, Jukka Riverberi, ed Andrea Scarfone, chitarra dei Julie's Haircut), giri ben ritmati, spezzoni parlati, testi al limite del bollino dell’'Advisory sulla copertina e tanto entusiasmo di chi si butta per la prima volta in un nuovo mondo.

Nuccini rivendica il diritto dei "bianchi annoiati" di fare anche loro un po' di Rap. Per carità nulla di male. Attenzione però: il suono in "Matters of Love and Death" risulta un po' troppo studiato e fittizio, influenzato, giustamente per altro, dal genere cardine della vita dell'autore, cresciuto suonando atmosfere rarefatte, calme, mansuete. Un po' troppo europeo, un po' troppo relaxin'.

Dal primo ascolto si potrebbe avere l'impressione di un album hip-hop un po' lento e ripetitivo, troppo elettronico e raffinato; un'altra impressione potrebbe essere quella di stare davanti ad un cd post-rock che sfrutta la ritmica dell'hip-hop, venendo così a storpiare la natura stessa del suo genere d'appartenenza.
A voi decidere da che parte stare e quale teoria avallare. Ma, nonostante tutto, il progetto risulta inevitabilmente interessante.

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