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domenica 09 agosto 2020

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Intervista ai Loud! Saturday

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1- Nome Gruppo = ...... (perché)

Loud! Saturday. Perché? E’ un riferimento alla nostra musica, musica da ballare fondamentalmente, meglio ancora se un sabato sera!

2- cinque personaggi che vorresti vedere morti.

Phil Collins vale per cinque no?

3- 3 dischi e 3 canzoni.

Parlando di “miti”, qualsiasi disco anni settanta di Bowie. In particolare la trilogia berlinese, fantastica. La sua genialità e il suo trasformismo sono incredibili. Poi “Exile on Main Street” degli Stones. C’è davvero tutto in quel disco: rock’n’roll, blues, gospel, country, garage, punk. E tutto a livelli mai raggiunti da nessun altro! Spostandoci nel presente, “Whatever people say I am, that’s what I’m not” degli Arctic Monkeys. Il miglior disco rock del 2006, nell’ambito del mainstream. Nel panorama indipendente, è un’altra storia, ci sono davvero tanti artisti che apprezziamo.

4- Il posto più assurdo dove hai suonato?

Un festival auto-gestito, su un campo di grano. Vicino Roma, veramente aspettavamo che la polizia arrivasse da un momento all’altro, poi non è successo niente. E ci hanno lasciato suonare, è stato divertente. Un altro ricordo, l’anno scorso dopo anni e anni di sogni siamo andati in America in estate. Eravamo in un albergo in Florida, una notte cominciamo a suonare per divertimento, poi ci lasciamo prendere la mano coi volumi, fino a che sono arrivati i ragazzi della security e ci hanno cacciato fuori dall’albergo, lasciandoci in piena notte con valigie e chitarre in mano!

5- in quale cantante/musicista ti reincarneresti: perché?

Keith Richards.

6- quali sono i pro e i contro dell'indie? Cos'è l'Indie nel 2007?

I pro sono tutte le ragazze con le frangette, la matita agli occhi e i jeans stretti! Bastano una cassa in quattro e un bel riff di basso per farti ballare. Questo ci piace.

7- com'è la scena nella vostra città?

Possiamo parlarti della scena relativa alla musica che facciamo noi. Le bands emergenti che girano davvero non sono moltissime, tanto che alla fine finiamo per conoscerci tutti. Ma i locali ci sono, e ogni tanto spunta fuori una nuova serata tematica. Molto meglio che in altre città comunque, abbiamo potuto notare parlando con gruppi di fuori Roma. In generale se c’è un problema in Italia è sempre lo stesso, non c’è la “cultura del live” che c’è in Inghilterra. La gente preferisce andare a ballare che uscire per andare a vedere un gruppo, ancora di più se emergente. Servirebbe più equilibrio, è più difficile farsi notare così, non puoi certo contare solo sulle esibizioni live.

8- dove sta andando la musica? E' stato già tutto fatto? Ci attende solo ed esclusivamente un futuro musicale di continui rimandi al passato?

Ma l’avete ascoltato il nostro nuovo EP?

9- riuscite a campare facendo il musicista?

Ovviamente no! Anzi, ci pagano per questa intervista?

10- Il futuro secondo noi: i musicisti camperanno con i concerti (se già non lo fanno). La musica sarà sempre più liberamente scambiabile. Il supporto continuerà ad esistere per appassionati e collezionisti. E per attirare più gente si punterà tutto sul vinile. Che dite?

Il futuro l’ha inventato Tom. Come negli anni sessanta il modo più immediato per arrivare alla gente era suonare in tutti i club possibili, adesso è Myspace a svolgere quel compito. Una vera rivoluzione. Tutto sul vinile? Magari, adoriamo i vinili, non c’è paragone la soddisfazione di trovare il vinile raro proprio del gruppo che cercavi!

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