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lunedì 28 settembre 2020

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POPSONGS #3 - Roman Grey: "Look Me In The Eyes" (1982)

17.05.2010 - Federico Romagnoli



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La quantità pressoché nulla di informazioni rintracciabili in rete su Ross Roman e David Grey rende in pieno lo stato di dimenticanza in cui giace la produzione del duo canadese. Produzione parca, a onor del vero (un singolo e un album), ma che vede brillare un pezzo quale "Look Me In The Eyes". 

Il brano esce come dodici pollici nel 1982, per la Relativity, minuscola label di New York che riesce però a esportare il titolo in Europa. Sarà proprio l'Italia l'unico paese a dare un po' di lustro a questa gemma: pur non entrando nella classifica ufficiale (a dispetto della leggenda che la vorrebbe numero 1 avanti a "Thriller" di Michael Jackson), trova fortuna nelle discoteche del centro-nord, in particolare grazie al remix sulla seconda facciata. Non a caso la versione dance è l'unica rintracciabile in qualche sperduta raccolta di rarità dell'epoca. L'originale invece non è mai stata ristampata, e gli unici mezzi per poterla ascoltare oggi sono Youtube e il download, per quanto circoli in un take da vinile non particolarmente adeguato al suo splendore.

Cos'è esattamente "Look Me In The Eyes"? Proprio nella difficoltà a trovarle una piazza che le si adatti in maniera convincente, il brano svela la sua grandezza. Gli arpeggi della chitarra acustica la vorrebbero in anticipo tanto sull'indie-pop quanto su oggetti più lambiccati come "Send My Heart" degli Adventures (che ricorda "Look Me In The Eyes" anche come dinamica e andamento). Il basso squadrato è di derivazione post-punk, mentre le figure essenziali della chitarra elettrica finiscono a un passo dal power-pop statunitense: di contro le tastiere sembrano prese di peso dal pop britannico dell'epoca e conferiscono all'insieme un sapore neoromantico. La tenue voce femminile che si muove in sottofondo durante il ritornello rappresenta lo stesso stratagemma usato un paio di anni dopo da Paddy McAloon nei Prefab Sprout, mentre il tono lievemente roco della voce maschile ipotizza una versione dandy e colta dei cantanti da arena anni Ottanta (per quanto la costruzione strumentale delicata e ricca di intarsi della canzone non si sposi affatto a quell'immaginario). Se si riesce a intuire l'età di "Look Me In The Eyes" è esclusivamente per la tecnica di registrazione, ma l'insieme dei suoni che la compongono è qualcosa di irripetibile: pochi pezzi pop sgusciano come questo, che è di fatto impossibile da ascrivere a una categoria ben precisa. 

Non che sia una mera una questione di suono: la progressione è parimenti entusiasmante. Un tema di tastiera apre le danze a gran velocità, poi scompare per lasciare spazio alla strofa, propulsiva e scarna. Il ritornello è espansivo, con il ritorno della tastiera iniziale e l'ingresso della voce femminile sopra accennata. Il vero miracolo si ha però dopo la metà: in seguito a una pausa dominata dagli effetti della chitarra, il ritornello riprende in tono minore, cantato dalla sola voce maschile e senza tastiere, dopodiché si ripete ad libitum aggiungendo gradualmente gli elementi mancanti, in un accumulo emotivo stordente, che si spegne nella dissolvenza ma potrebbe continuare in moto perpetuo vista la circolarità geometrica della melodia. 

Negli anni successivi il progetto verrà distratto da beghe legali per il mancato pagamento di royalties da parte dell'etichetta: se ne avranno notizie solo nel 1988, quando uscirà l'album "Edge Of The Shadow", gradevole disco pop-rock in linea con la scena mainstream del periodo, forse soffocato da una patina produttiva stucchevole, specialmente se si considera con quanta freschezza il duo si era espresso sei anni prima.

 

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