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sabato 19 settembre 2020

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Recensione: Guignol - Una risata... Ci Sepellirà

17.05.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Una Risata...Ci Seppellirà
Artista: Guignol
Etichetta: -
Anno di uscita: 2010
Genere: Rock
Voto: 7

 

“Una risata ci sepellirà”: non poteva essere che questo il titolo di un album tragicomico che si propone di affrontare un mondo allo sbando a colpi di ironia graffiante. Più che ironia, satira: così come la satura lanx era un pomposo piatto di primizie a  base di frutta di ogni genere, “Una risata ci sepellirà” è un disco esuberante e sfacciato, che senza fare troppi complimenti ci sbatte davanti al naso una realtà talmente variegata da risultare incomprensibile e contraddittoria. In poche parole, “dodici marmocchi subdoli sfidano le istituzioni […] e ci vuole un un gran coraggio/soli con la strafottenza/contro l'uomo organizzato” (12 marmocchi).

Non ci può essere satira senza intelligenza, che fortunatamente sembra non mancare; i tre quarti d'ora in compagnia di questo disco si rivelano ricchi di acume e di allusioni graffianti che raggiungono l'apice con “Polli in batteria” (“Nella fattoria intravedono la via, ma in fondo preferiscono aspettare/aspettare di crescere e ingrassare/[...] Polli in batteria, c'è il padrone in fattoria e come sempre rassicura il pollo/lo tiene al caldo e poi gli tira il collo/prima lo ingrassa e poi gli tira il collo”). Fa eccezione l'ultima traccia “L'incendiario”, non un'allusione bensì un esplicito riferimento alla drammaticità del rapporto tra padrone e lavoratore che sfocia in una riflessione su tutta la società : “Mi chiedo se c’è mai una vocazione/ nel caso di chi esercita il potere/ quando una volta scelti il mezzo e il fine/ li armeggia come ferri del mestiere/ed il mestiere ho appreso dal terrore/ diffuso ad arte da certa autorità /che alza fumo e sparge confusione /in chi la testa in fumo già ce l’ha”. Ironia, satira implicita o esplicita, o anche semplicemente considerazioni sul mondo che ci circonda: qualunque sfumatura possano avere i testi dei Guignol, per tutto il disco non perdono brillantezza e mordente. 

Se in circostanze del genere si è soliti dire che i testi sono adagiati su un tappeto rock, in questo caso ci troviamo di fronte ad un particolare tappeto rivestito di chiodi, di quelli che usano i fachiri durante la meditazione. E' un rock spinoso e pungente, a tratti dissonante e confuso; uno stile tutt'altro che nuovo ripescato dal dimenticatoio che, se da un lato si sposa bene con l'argomento trattato, dall'altro non riesce a superare del tutto la barriera del tempo. E' un gran bel libro rimasto su uno scaffale per tanti anni che, nonostante rimanga sempre lo stesso libro, nel momento in cui viene ripreso in mano rivela delle pagine più ingiallite di quando lo avevamo riposto. 

Tre album in undici anni di carriera: un bilancio più che positivo per i Guignol, che con un terzo lavoro di qualità mettono una grossa ipoteca su uno spazio guadagnato più con la testa che con la musica. Un album complessivamente positivo, che ci sentiamo di premiare generosamente per la coraggiosa scelta di portare avanti un'idea che si contrappone di netto al concetto di “musica commerciale”. 

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