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martedì 29 settembre 2020

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Metallica - Master of Puppets

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Titolo: Master of Puppets
Artista: Metallica
Etichetta: Elektra Records
Anno d'uscita: 1986
Genere: Heavy Metal
Voto: 10/10

"One of the most influential heavy metal albums of all times" - (All Music)

Master of Puppets, il terzo album in studio dei Metallica, sicuramente una delle pietre miliari, secondo alcuni critici e secondo me è il miglior album Heavy Metal mai prodotto. E anche uno dei più importanti, visto che con questo i quattro di Los Angeles ha stravolto, nel 1986, la scena del Thrash Metal aggiungendo un altissimo livello di complessità ai brani, creando una linea melodica che ha giocato un ruolo fondamentale per la nascita del post.-Thrash Metal.

"One of the five greatest guitar album of all times" - (Guitar World)

Non c'è nulla che non mi piaccia in quest'album: riff veloci e struggenti melodie. E il bello è che quest'album può esser letto come un romanzo, a partire dalla cover che racchiude tutti temi, dalle paure di impotenza, agli attacchi a certi settori della società come a certi sottogeneri dell’Heavy Metal stesso. Il tema: "Sei solo un burattino controllato da un poter più grande di te".
L'ultima traccia Damage Inc. contiene il manifesto di James Hetfield: "Go against the grain until the end, - e aggiunge poi - Life ain't for you / And we're the cure.". È quanto di più anti-"Pop Metal", dilagante nella metà degli anni '80, ci poteva essere - ha venduto più di 3 milioni di copie nonostante praticamente nessun passaggio per video/radio o supporto delle major.
Ma non incominciamo alla fine, andiamo per ordine.

"Battery" è uno dei pochi pezzi old-school che i Metallica ancora ripropongono dal vivo. Dedicato ai propri fans, nato secondo un copione ormai affermato come una corta, veloce introduzione alla title-track in seconda posizione, si apre con una lenta, pulita sezione acustica a cinque chitarre. Hai quasi il tempo di chiudere gli occhi e immagine covoni di fieno a riposare su assolati campi a mezziogiono in punto, prima che il galoppante ritmo della batteria di Lars Ulrich, i minacciosi versi abbaiati da James Hetfiled e le gementi note liberate da una folata di vento dalla mano pirotecnica di Kirk Hammet ti portano al cuore dell'album facendoti capire che quello che hai tra le mani non è il solito album patinato, alla Motley Crue, ma è una vera bomba sul tappeto rosso dell'L.A. Sunset Blvr.

"Master of Puppets", la traccia più lunga dell'intero cd coi suoi 8':36'' e sicuramente quella più amata dai fans dei Metallica, permette ad Hammet di esibirsi in uno degli assoli di chitarra più famosi da quando qualcuno ha creato quello strumento con 5 corde e un manico. Il testo può parlare dell'abuso di droghe può avere riferimenti politici, può parlare dell'esercito può dire quello che le pare perché è un paradigma grottesco della vita intera: siamo tutti soggetti a un Grande Burattinaio.

Passando tra le citazioni letterarie di H.P. Lovecraft in "The Thinghs That Not Should Be", si arriva a quelle cinematografiche di "Welcome Home (Sanitarium)", intorno alle vicende di una mente intrappolata nella follia o in un ospedale psichiatrico, perfettamente rappresentato dai potenti e commoventi riff che danno ai 6:27 di brano un’atmosfera fredda e tetra.

"Desposable Heroes", invece, è chiaramente incentrata sulla guerra, come non potrebbe essere altrimenti visti i ritmi veloci e aggressivi che ne ricreano perfettamente l'immane spettacolo. E sui soldati, i semplici fanti succubi come marionette del comandante-Hetfield che intima loro di tornare a combattere. Ma chi tira i fili delle menti e i portafogli della gente sono anche i santoni e gli evangelisti smascherati in "Leper Messiah".

La settima penultima traccia, è, per chi conosce la storia del Metal la più triste, il considerato il canto del cigno dell'ineguagliato Cliff Burton, bassista e compositore di questo pezzo strumentale morto tragicamente pochi giorni dopo aver registrato l'album negli Sweet Silente Studios di Copenhagen.

La traccia di chiusura, una dell più veloci, "Damage Inc." di cui avevamo già parlato è ancora nel segno dell'echeggiante, ipnotico basso di Burton, che segue e detta l'aumento del volume in un crescendo di armonie.

Quest'album è PERFETTO. Se non ti piace non sarai MAI un "metalhead"!

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