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sabato 28 marzo 2020

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Recensione: Alexander Tucker & The Decomposed Orchestra - Grey Onion

15.06.2010 - Damiano Rizzo



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Titolo: Grey Onion
Artista: Alexander Tucker & The Decomposed Orchestra
Etichetta: Latitudes
Anno di uscita: 2010
Genere: Free Psych Folk
Voto: 8.5

 

Un minstrel show di matrice esageratamente freak, capitanato dal chitarrista inglese Alexander Tucker e la sua (decomposed) orchestra, prende posto ai Southern Studios. Diciassettesimo sigillo delle Latitudes Session, col chimerico nome di "Grey Onion", il risultato. Lungi dall'intrattenere le menti nella contemplazione d'un suono "ludico", l' opus sonoro qui presentato, si pone invece verso la ricerca, in netta evoluzione rispetto alle prove solistiche del buon Tucker. Tre tracce sorrette da un incredibile struttura folk-rock, attorno la quale si costruiscono multistrati  sonori dinamici e pulsanti. Jam costruite ed immaginate in crescendo, verso la catarsi, mediata attraverso soluzioni che partono dal Canterbury Sound ed arrivano fino al post-rock, passando per jazz e psichedelia. Gli umori di Robert Wyatt, Faust, Terry Riley e Talk Talk convogliano nel genio compositivo di Alexander Tucker, per un'opera che ha una musicalità ed una poetica fuori dal normale. Grazie al blues sghembo e reiterato di "Golden Dome", grazie alle textures minimali di "Algae Age" e grazie alla magnificenza melodica della title-track, "Grey Onion" si pone, fin da adesso, tra le migliori opere di questo strepitoso musicista.

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