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domenica 20 ottobre 2019

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Live Report: Dancity Festival 2010 @ Foligno (PG)

30.06.2010 - Damiano Rizzo



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Per metabolizzare l'orda di interferenze sonore a cui si è sottoposti in questa due giorni folignate, ci vuole un' ottima predisposizione fisica e psicologica. Altrettanto difficile è stilare un bilancio che tenga conto di tutte le infinite variabili emotive messe sul piatto, perché Dancity, è, prima di tutto, una scossa per i sensi. La cornice è quella splendida dell' Auditorium San Domenico di Foligno, al quale si aggiunge il chiostro adiacente, dove si sono intervallati Dj di fama internazionale, compositori elettronici d'avanguardia e musicisti jazz. Due notti non stop di introspezione mentale ed espressione fisica.

Venerdì 25: il corpo.

Sul palco dell' Auditorium per primo sale il progetto Jazzaposizioni, vale a dire il conduttore radiofonico Alessio Bertallot, in veste di Dj, coadiuvato dal trombone ed il piano di Gianluca Petrella e Giovanni Guidi.  Una sovrapposizione tra brani musicali di artisti quali Kruder & Dorfmeister, Scuba, Kraftwerk, Chemical Brothers, Trentemøller ed improvvisazione jazz. Ottime atmosfere e miscele armoniche, per un set che pare comunque piuttosto "scolastico" nell'impostazione.

Subito dopo è il turno del sorprendente Bugge Wesseltoft & Henrik Schwarz Duo. E qui la verve improvvisativa prende piede in svariate forme. Beat jazz, frammenti rumoristi ed esplosioni con cassa in 4/4 si intersecano con maestria, la stessa che contraddistingue gli autori di questo magico mix di umori, interscambiandosi tra laptop, xilofono, grand piano e synths vari. Di una classe sopraffina.

Giusto in tempo per spostarsi al chiostro dove Soulphiction, accompagnato dalla vocalist Suzana Rozkosny, imbastisce un Dj Set di organica e profonda house music, mentre nell' Auditorium, il duo romano Commodity Place, fonde le derive oscure e dilatate della techno-ambient con psichedelia di matrice rock, merito soprattutto del lavoro svolto dall'abile chitarrista Massimiliano Loretucci. Nel chiostro è il turno del live set di Schwarz, ed i freni inibitori vengono meno. Grande abilità nel reinterpretare classici soul, funk e jazz in chiave deep-house. Impossibile trattenersi dalla "danza". E quando meno te lo aspetti ecco arrivare un nerd di nome Etienne Jaumet; "how long do i have? However, it will be a long trip". Promessa mantenuta appieno. Una catarsi psichedelica di natura vintage. Kosmische dance music reiterata sino allo spasmo, che ha visto gli accorsi risvegliarsi lentamente dal torpore ambient iniziale, in una danza sfrenata, in un viaggio nel cosmo. 2 ore e mezza di set mozzafiato, prima del meritato riposo.

Sabato 26: la mente.

Oltremodo suggestiva l'esibizione di Being Dufay, ovvero l'incontro tra Ambrose Field e l'incredibile tenore John Potter, pronti ad immergere le canzoni del fiammingo Guillaume Dufay in soundscapes sacrali e meditative. Cambio di palco ed ecco sbucare dal buio il fantasmagorico duo Alva Noto, Ryoji Ikeda, forti del nuovo progetto "Cyclo". Spasmi noise elettronici, atmosfere schematizzate, sincopi ritmiche e crescendo rumorosi che si materializzano in forme sinusoidali prima, e geometriche poi. Ambientazioni gelide ed asettiche capaci di interagire con l'encefalo degli astanti, accompagnate da visuals in grado di bucare gli occhi. Un' esperienza estrema oltre ogni limite. Grandissimo anche il dj set di Terre Thaemlitz, aka Dj Sprinkles, nel chiostro. Intuizioni minimali in un contesto house variegato, pervaso da un incantevole coltre ambient. Differenti, nonché meno efficaci a mio parere, le esibizioni di Plaster e 2562. I primi, con il loro viaggio nei meandri dell'elettronica oscura / sperimentale e il dj olandese 2562, che, lontano dal dubstep di "Unbalance", favorisce un martellante dj set techno break beat, che risulta soporifero alla lunga. Stessa sorte per i Plaster. Cambio di registro con l'arrivo del ventitreenne Floating Points; inesauribile macchina da groove dotata di grande gusto jazz e funk. Perle d'annata incastonate in beat irresistibili che scatenano le più remote pulsioni umane. Delirante. Posto in chiusura il dj set di Prins Thomas, ormai noto collaboratore di Lindstrøm ed autore di un ottimo album omonimo uscito quest'anno per Full Pupp.  Un calderone tra acid-house, cosmic disco ed influenze kraut, contraddistinto da progressioni e stacchi impeccabili che denotano la grande preparazione tecnica del dj norvegese, in grado di tenere alta la tensione fino alle ore più piccole, dinanzi ad un pubblico in estasi sciolto da qualsivoglia freno fisico e mentale. Esemplare epilogo sonoro di questa splendida due giorni.

Dancity è arte nel senso più ampio del termine.

Dancity è la più valida via di fuga dalla mediocrità.

Dancity è un evento che rende grazia alle dinamiche del suono.

Dancity è un pubblico unico che riflette sullo stesso suono, con un orecchio rivolto verso gli speaker ed un corpo lasciato libero di esprimersi come meglio si crede.

Dancity è tutto questo e molto altro. Lascio voi immaginare.

O come si accennava sul comunicato del festival: "un modo di reagire all'estinzione".

 

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