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Recensione: Scissor Sisters - Night Work

26.07.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Night Work
Artista: Scissor Sisters
Etichetta: Polydor
Anno di uscita: 2010
Genere: Dance. Pop
Voto: 7

 

 

“Ho tonnellate di energia e ti farò sudare tutta la notte”: così recita il profilo del cantante Jake Shears sul sito gay americano “rentboy.com”. Delle due, una: o in tempo di crisi la ricerca di nuove strategie commerciali è ancora più esasperata del solito, oppure il nostro Shears versa davvero in gravi condizioni economiche e sta cercando di arrotondare come meglio può per pagare le rate del mutuo; in ogni caso, per soli 11,99 dollari (il prezzo di “Night Work” su iTunes) potrete avere direttamente a casa vostra un noto cantante americano che promette ore e ore di divertimento. 

Con un biglietto da visita del genere, l'album non poteva che essere provocatorio fino al midollo. Nato da un'idea dello stesso Shears, fuggito a Berlino nel 2008 dopo aver cestinato quello che doveva essere il seguito di “Tah-Dah”, “Night Work” è un inno alla pista da ballo e al sesso sregolato, un tributo ad una generazione contagiata tanto dalla dance quanto da ogni tipo di malattia venerea possibile ed immaginabile. “Fire with fire”, il singolo che ha anticipato l'uscita dell'album, è anche il pezzo meno rappresentativo di questi tre quarti d'ora di revival anni '80; inoltre, lo zampino di Stuart Price, produttore del disco e già eminenza grigia di “Confessions on a dancefloor” di Madonna e di “Day&age” dei Killers, è qui assai più evidente che nel resto del lotto. Pop anni '00 allo stato puro: un brano progettato per scalare le classifiche senza infamia e senza lode, che a quanto pare sta riuscendo nel suo intento. 

La vera libidine, però, è tutt'altra cosa. Si comincia con “Nightwork”, pezzo in puro stile Scissor Sisters (la “Paul Mccartney” di questo disco?), proseguendo sull'onda del sintetizzatore ossessivamente anni '80 di “Whole new way” e passando per quello che dovrebbe essere il prossimo singolo, “Any Which Way”; se provate ad immaginare i Bee Gees eunuchi, forse riuscirete ad avere una vaga idea di come potrebbe suonare quest'ultimo brano. I testi non lasciano scampo, non è possibile trovare un'interpretazione non maliziosa per versi come “I found a whole new way to love you, I've got a big surprise
I can't see your eyes but I think you'll like it too” o “Sting me like a bee, oh I want you to poke me, you better share, give me all your dark meat”. 

Degne di nota pure l'ottima “Skin tight”, che ricalca in parte le sonorità di “Fire with fire” ma con uno stile che ricorda il pop di gruppi dimenticati come i Cutting Crew, e l'esagerata “Invisible light”, così carica di effetti ed eccessiva da sembrare quasi barocca. 

“Night work” è un disco commerciale, non ci sono dubbi. Tentare di spacciare il ripescaggio degli anni '80 come un fatto alternativo e insolito sarebbe una clamorosa arrampicata sugli specchi. Ciononostante, non ci sono dubbi nemmeno sul fatto che questo disco piacerà anche a coloro che normalmente snobbano tutto ciò che proviene da distribuzioni così importanti. Partendo da questo spunto, mi permetto una piccola riflessione: forse il male della musica non è il lato “commerciale”, che indica semplicemente una musica e un linguaggio comprensibili dalla quasi totalità del pubblico. Semmai, un genere più commerciale potrebbe essere addirittura un punto di forza, visto che potrebbe veicolare un messaggio in modo estremamente più efficace di qualsiasi sotto-genere di nicchia. 

Con “Night work” siamo di fronte a un pop da classifica che ha come messaggio principale il sesso: più commerciale di così si muore.  Seguendo una logica assai radicata nella mente di parecchi musicofili incalliti, possiamo dire quindi che è un pessimo disco? Assolutamente no. “Night Work” è un disco ben fatto, a tratti anche complesso, che dimostra come possa esistere un modo per fare dell'ottima musica anche all'interno delle coordinate di un genere così sputtanato. 

 

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