Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


lunedì 28 settembre 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione: Iron Maiden - The Final Frontier

05.09.2010 - Matteo Chiocchi



Recensione: Cobalt - Gin

 Troverete degli spaventosi riff di chitarra neri e pastosi quanto lo furono quelli dei Neurosis di...
Leggi l'articolo

Recensione: Danzig - Red Deth Sabaoth

“Stremati o non stremati, ma i Danzig son tornati”. Il vocione da baritono di Glenn Danzig risuona...
Leggi l'articolo

Recensione: Kiling Joke - Absolut Dissent

  “The Raven King” e “Here Comes the Singularity” sorprendono per bellezza ed...
Leggi l'articolo

Titolo: The Final Frontier
Artista: Iron Maiden
Etichetta: Emi
Anno di uscita: 2010
Genere: Metal
Voto: 6

 

“The final frontieeeeer….The final frontieeeer….”

“Ma mamma…ma che canti gli Iron Maiden???”

Non credo che ci sia bisogno ch’io faccia un cappello introduttivo per spiegare a qualcuno chi sono Bruce Dickinson, Steve Harris e compari. Perché se davvero qualcuno di voi ha bisogno di essere edotto in tal senso, credo che sia il caso che dopo aver aspettato metà settembre si metta un grembiulino ed entrando di straforo nella scuola più vicina imponga a se stesso “almeno” dieci minuti dietro la lavagna, così, per fare ammenda.

Detto questo veniamo a noi e a “The Final Frontier”, che, giusto per mettere subito le cose in chiaro è un buon disco e per fortuna (io stavo sudando freddo mentre premevo play nel lettore cd…come dite??si, alcuni dischi li compro ancora originali) è ben lontano da “quei pasticciacci brutti” de casa Maiden che erano “Dance of death” e “A Matter of Life and Death”.

Si parte sullo shuttle con “Satellite 15... The Final Frontier” title-track singolo, molto (ma molto molto…) banalotta che però cattura terribilmente col suo ritornello ruffiano e si fa apprezzare per l’ottimo solo di chitarra che la contraddistingue. Volenti o nolenti, vi assicuro che se ascoltate il disco almeno un paio di volte difficilmente non vi sorprenderete a canticchiare il motivetto del ritornello mentre siete sovrappensiero. “Eldorado” è forse la più debole del lavoro e passa piuttosto inosservata dopo il pezzo precedente.  Il duetto melodico “Mother of Mercy” e “Coming Home” risolleva immediatamente il lavoro, rivelando due gemme sonore come gli Irons non componevano da molto, troppo tempo. “Isle of Avalon” e “The Talisman” e l’ottima “Starblind” sono brani lunghi, complessi ed intrigati che riportano alla mente alcuni passaggi contenuti nei masterpieces “Somewhere In Time” e “Seventh Son of a Seventh Son”. Si tratta di pezzi poco immediati che forse potrebbero rivelarsi un po’ “ostici” ai primi ascolti soprattutto per chi non è grande fan del gruppo, ma che metabolizzati si lasciano apprezzare per l’inconfondibile stile e tiro che la band britannica riesce a regalargli. 

Nota purtroppo negativa da sottolineare è anche questa volta la produzione del lavoro affidata a Harris ed a Shirley (“Io je tajerei quee mani…” a parte che erano gambe, ma poi non potrebbero suonare…), che anche in questo caso contiene eccessivamente il suono e la potenza delle tre (!!!) chitarre, rendendole in qualche passaggio eccessivamente sullo sfondo rispetto al resto dei suoni del lavoro.

Tutti d’accordo che non è “The Number of the Beast”, però questa nuova fatica targata Iron Maiden si difende bene e porta alto il vessillo del rock e del metal, e se vi siete anche voi stufati di sentire robaccia italiana iettatrice e auto commiserevole vi consiglio di dargli un ascolto. Non sia mai che vi ritroviate a fare headbangin’ sotto la doccia eh?

PS: “Ehi!!! Ora puoi uscire da dietro la lavagna!!”

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.