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Recensione: The Black Angels - Phosphene Dream

18.09.2010 - Edoardo Iervolino



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Titolo: Phosphene Dream
Artista: The Black Angels
Etichetta: Blue Horizon
Anno di uscita: 2010
Genere: Neo Psych, Revival
Voto: 8.5

 

I Black Angels si sono scrollati di dosso un po’ del loro solito sound, la perfetta equazione Doors+Velvet Underground+Black Sabbath=musica derivativa ma inconfondibile, riponendolo in un cassetto socchiuso, e si sono lasciati influenzare molto di più dall’intero panorama musicale dei ‘60s e '70s. La differenza, descritta in questi termini, sembrerebbe relativa rispetto al loro esordio “Passover” o al successivo “Direction to See a Ghost”: non è così. Se la band di Austin, Texas, rimane fedele al loro stile collaudato nel brano di apertura “Bad Vibrations”, con la seguente “Haunting at 1300 McKinley” il caleidoscopio acido inizia a delineare orizzonti e confini per loro ancora inesplorati, nonostante riescano a mantenersi, in tutta la durata dell’LP, irresistibilmente i Black Angels. Nessuna decalcomania. Blues rock post woodstochiano, The Who, sano rock ‘n roll, krautrock, space rock, i Beach Boys con il surfin’ più scanzonato e sì, addirittura, i Led Zeppelin di “Physical Graffiti” (nel brano conclusivo “The Sniper”). Un bignami, dunque, scritto con mente lucidamente lisergica. Un compendio della forma musicale passata che riesce a ricalcare, citazione dopo citazione, anche il risultato in studio dell’epoca che fu: “Phosphene Dream” riesce a ricreare quel mood, quei suoni e quei timbri così difficili da riprodurre oggi, soprattutto su disco, in modo tanto efficace. 

La novità certamente più evidente è l’inserimento di una tastiera onnipresente nelle tracce che accompagna i riff chitarristici: se nei primi due dischi pareva chiaro il collegamento con l’esordio dei Doors, in questo terzo lavoro l’ispirazione viene più che altro da “L.A. Woman” e dalla seconda parte della carriera della band di Jim Morrison. 

Bignami, dicevamo: in questi casi è del tutto inutile, per chi scrive, articolare pensieri filosofeggianti o tecnicismi letterari per far capire al lettore che mood si respira in “Phosphene Dream”. Una cosa però la aggiungiamo, a tutto vantaggio per i Black Angels: il trittico “Entrance Song”-”Phosphene Dream”-”True Believers” è probabilmente quanto di meglio si potesse sperare di ottenere oggi da un disco di neo-psych o revival psichedelico. Hawkwind e Comus, Syd Barrett e Incredible String Band. Un disco meraviglioso, un mosaico che tassello dopo tassello cattura le ombre e le sensazioni dei ‘60s. Il tutto in soli 30 minuti abbondanti. Un dei dischi dell’anno.

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