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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione-Racconto: Perturbazione - Del Nostro Tempo Rubato

20.09.2010 - Giulia Lubian



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Titolo: Del Nostro Tempo Rubato
Artista: Perturbazione
Etichetta: Santeria
Anno di uscita: 2010
Genere: Genere
Voto: -

 

 

Ventiquattro brani che raccontano la mia vita. La mia, la mia davvero. Raccontano quello che è stato e quello che sarà. E anche quello che non sarà. Cioè quello-che-sarebbe-potuto-essere-ma.

PLAY. Verde e lampeggiante.

Vedo scatoloni e scotch da pacchi. Mi batte il cuore, sono un me stesso a breve. Da oggi conto per me e da solo. Che si fa? Come mi inizio? Spiacenti, niente istruzioni per l’uso. Mia madre affogherà la commozione dandosi da fare: coordinare, ricapitolare, enumerare. Mio padre ci osserverà dalla poltrona, troppo impegnato a controllare il tremore del labbro per ammettere che gli dispiace vedermi andar via. Ora quel che conta si conta da sé.

SKIP, d’attesa.

Sono i miei quindici anni, li conosco fin troppo bene: è l’essere me stesso che mi è negato. Una nebulosa appiccicosa e indefinita. Strade da imboccare per poi farvi subito retromarcia. E se mi volto a guardare sei solo a tre passi da me, mondo tempesta. Non credo di aver voglia di ricordare.

SKIP, per sfuggire.

Nessuna familiarità. È un futuro opaco e  agrodolce, ancora ammantato dalla coltre del possibile. Ho quarant’anni e sono stanco. Potrei essere in fabbrica o a inseguire un sogno. O forse sto facendo tutt’e due le cose, probabilmente male entrambe. Un giovedì mattina percepisco il tempo per la prima volta in vita mia, scovando un capello bianco tra i ricci di mia moglie. Mi si stringe la gola e mi sento vecchissimo. E se domani fosse tardi anche per respirare? 

SKIP, quattro volte per quattro lacrime.

Ora sono vecchio davvero: il mio domani è esistito, allora. Arrivo a novantadue anni e sono gli altri a ricordarmi l’età che ho. Ho tolto l’orologio ventiquattro anni fa, all’indomani del pensionamento, e da allora mi appartengo come non mai. Ogni giorno scopro il mondo affidandomi alle delizie del caso. Sono libero nel presente perché non ho alcun futuro di cui occuparmi, non ho timore del passato perché ormai i miei rimpianti se ne vanno a male. La vita la si dovrebbe cominciare da qui.

SKIP che sopraggiunge.

Questo è ieri, sicuro. Buongiorno buonafortuna a te, Roma mia e Roma bella, che ti inzuppi felice in questa giornata di sole. Saluto la città, bevo tutto il vento che il motorino mi regala, faccio colazione tre volte per osservare gli avventori dei bar caffè ristretto doppio espresso americano macchiato caldo e la Gazzetta stretta nella mano. E tutte queste trame incrociate, vorrei abbracciarle ad una ad una, vorrei seguire i passi di ognuno per inebriarmi di vita, per specchiarmi, conoscermi e riconoscermi in ogni respiro al di fuori di me. Sorrido.

SKIP fino alla diciottodiciannoveventi.

Parabola di una storia d’amore. La mia.

Riempirò di getto un altro diario, perché vorrei svegliarla. Vorrei che mi guardasse perché credo di aver capito qualcosa e ho paura che mi sfugga. Vorrei che  si svegliasse così potrei dirle tutto adesso. E invece la lascio dormire, mi limito a osservarla, a percorrerla, a impararla. Finché non so a memoria ogni sospiro e ogni calore, finché il colore dei capelli non riflette l’alba al suo affacciarsi dalle persiane abbassate solo a metà. “Così domattina posso riconoscerti.” mi ha detto. Come se non ci conoscessimo.  Allora perché mi sembra di scoprirla per la prima volta?

Così rimango teso, sopra il baratro diviso, tra la voglia di saltare e la consapevolezza che sei la mia salvezza, il cavo mio di sicurezza, e che potresti un giorno decidere di non tenermi più, lasciarmi andare giù.

Perché ho una paura che mi rode l’anima. Eppure, io salto.

Cos’è successo poi? Come è potuto succedere? Sento che morirò dentro di te, tu che non sei lei. Non posso evitarlo. Non. Posso. Evitarti. Tu, tu che stringi la mia vita in mezzo ai fianchi. Mi uccidi, ogni notte e ogni giorno. Nei piccoli parcheggi, di sospensioni e corpi cigolanti, di liquidi e di gatti miagolanti. Sto bruciando tutto ciò che di più caro ho al mondo, ma ora non posso pensarci, ora esiste solo questo spazio sudato tra me e te, tra te e me, che si riduce ad ogni bacio, a ogni leccata, ora io dovrei fermarmi ma non ci riesco, non riesco a fermarmi, io non riesco a fermarmi, non riesco a fermarmi, non riesco a fermarmi, io non riesco a…

 

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