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giovedì 09 aprile 2020

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Recensione: Rumatera - 71 Gradi

10.10.2010 - Marcello Moi



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Titolo: 71 Gradi
Artista: Rumatera
Etichetta: Boogie Records
Anno di uscita: 2010
Genere: Punk Rock "Boaro"
Voto: 7

 

 

Per chi vi scrive, “71 gradi” potrebbe essere il disco della vita, e potrebbe esserlo anche per tutti i veneti che, come il sottoscritto, si sono trasferiti lontano dalla Padania e dal Canal Grande. Ricordate i Catharral Noise e il loro rock “boaro”? Dopo il loro scioglimento datato 2007, in molti hanno visto un pezzo del proprio cuore spezzarsi (e badate bene, non e' fuori luogo parlare in modo quasi romantico di un gruppo demenziale, volgare e votato non a piacere al pubblico ma all'autocompiacimento); finalmente, dopo tre anni Bullo e Rocky Gio, rispettivamente ex voce e basso dei C.N., tornano con un nuovo progetto  all'insegna del dialetto veneziano. Dal “rock boaro” al “punk-rock boaro” il passo è breve, e se ascoltando il singolo “Assa perdare i Pin Floi” non si può non essere straniti dalla voce di Bullo su una insolita base punk, man mano che si procede con la tracklist l'ascolto si fa sempre più coinvolgente. E' un bel disco questo “71 gradi”, smaliziato, goliardico, a tratti anche volgare, ma sicuramente divertente. A giudicare dal quarto posto ottenuto all' Heineken Jammin' Festival 2010 e dal  video di “Assa perdare i Pin Floi”, che per un paio di giorni è stato il terzo più visto in Italia su Youtube,  pare che anche il pubblico la pensi così. 

Posto che stiamo parlando di un disco ben fatto e apprezzato dal pubblico, quindi,  appare assolutamente inspiegabile la scelta di molte emittenti radio-televisive (tra cui MTV, Radio Padova, Radio Popolare Verona e Radio Dolomiti) di non mandare in onda il singolo a causa dell'utilizzo del dialetto veneto. Senza tirare in ballo i Pitura Freska, che con il loro “Papa Nero” hanno fatto divertire tutta Italia pur cantando in dialetto veneto, ci limitiamo a dire che linee editoriali come questa ci lasciano assai perplessi, soprattutto se consideriamo che “71 gradi” è assai più valido di parecchi lavori in dialetto che passano regolarmente su tutte le radio. Si potrebbe citare il genere neomelodico, solo per fare un esempio, che (non me ne voglia il popolo campano) ad oggi comprende una grande massa di cantanti anonimi e solo un gruppetto striminzito di artisti veri; tuttavia,  poiché per una mera equazione di mercato “musica neomelodica=sentimento=successo”, spesso le nostre emittenti scelgono deliberatamente di passare dei pezzi che definire “improponibili” sarebbe un eufemismo, solo perchè pescare a caso dal calderone partenopeo è una scelta che paga. Magari non in termini di ascolti, ma paga. 

Tutto questo per dire: se i Rumatera non meritano il successo per il solo fatto che cantano in dialetto, pretendiamo che le stesse emittenti che li rifiutano cambino i tre quarti del loro palinsesto-spazzatura. Voi gente comune, invece, se volete ascoltare del buon punk e farvi quattro risate, tenete d'occhio questi ragazzi e correte a comprare questo “71 gradi”. 

 

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