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domenica 26 gennaio 2020

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Musica Digitale, a che punto siamo?

Considerazioni sul particolare momento del digital l download musicale, alla luce del recente annuncio del gruppo rock Radiohead, i quali distribuiranno il loro prossimo lavoro in Rainbows tramite la tariffa “Up to You”

09.10.2007 - Raffaele Saggio



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Nel 2003 uno strano signore vestito con dei jeans made in Greyhound e scarpe da ginnastica da 5 dollari scarsi, salì su uno dei palchi più prestigiosi dell’universo Hi-Tech, confidando al mondo di avere la soluzione al Problema per eccellenza, quello che costantemente si ripresentava sulle scrivanie delle major discografiche: la pirateria musicale.

L’equazione del CEO da look più casual del pianeta era molto semplice: abbiamo un lettore di musica digitale? Bene, facciamo allora anche un negozio di Musica digitale, dove la gente può scaricare, legalmente, le proprie canzoni preferite.

Ecco, non proprio tutto il mondo della IT fu in grado di percepire al momento la grandezza di quell’annuncio, del resto anche le stesse case discografiche digerivano con fatica l’idea che la gente potesse scaricare album al costo di 9,99€.

Quattro anni dopo si può’ tranquillamente dire che l’ iTunes Music Store è stato uno dei successi maggiori che il mercato Hi Tech abbia mai registrato negli ultimi anni.
E se pensate che quel “lettore di musica digitale” ha anche un nome, iPod, capirete subito che quella specie di pazzo chiamato Jobs l’aveva tutto sommato vista lunga (ancora una volta).

Evitiamo però difficili illusioni, l’iTunes Store (non più solamente Music Store perchè dal 2006 è anche possibile scaricare Film e Spettacoli TV) ovviamente, non potrà mai risolvere il problema della pirateria informatica, nemmeno insieme al nuovo negozio Amazon MP3 e a tutti gli altri, innumerevoli, cloni.
La pirateria è un mondo troppo grande, troppo diramato nella cultura, specialmente quella giovanile, per essere cancellato con l’istituzione di un semplice Negozio Virtuale.

Tuttavia qualcosa si è mosso ed il più grande merito della creatura di Jobs è quello di aver creato un metodo, sicuro, semplice ed immediato attraverso il quale noi possiamo avere tutto ciò che desideriamo: musica, film, spettacoli tv, legalmente.
Apple è stata dunque la prima a credere, realmente, in questo sistema di diffusione.

Questa è la premessa, ora vediamone le conseguenze più recenti.

Io le chiamerei personalità travolgenti, di una ve n’ho già parlato, adesso incontriamo la seconda, o meglio i secondi.
Presenti i Radiohead? Bè parliamo di quelle band, di quelle rarissime band, che si possono permettere di fare due capolavori senza mai compromettere e la propria immagine di geni assoluti della scena rock contemporanea.

Yorke & Greenwood avevano un problema, una questione sulla quale tutte le band come loro sono costrette a combattere da momento in cui vendono più di un milione di copie.
Il problema dei Radiohead non era la pirateria, (difficile che a loro gliene importi qualcosa) quando piuttosto i continui litigi con la casa discografica su data di uscita, prezzi degli album, etc.
Tiri troppo la corda e alla fine questa si rompe.
Ed ecco allora che ti ritrovi gente come i Radiohead senza casa discografica e un nuovo disco “In Rainbows” da produrre e distribuire.

Da qui, l’idea: distribuire il CD tramite la tariffa “Up to You”. In pratica l’utente potrà scaricare il nuovo album targato Radiohead mediante una offerta, qualunque, non esiste un minimo prefissato, una volta stabilita la somma inizierà il vostro download, accompagnato da copertina virtuale e relativo artwork.
I Radiohead sono però un gruppo musicale a 360° e come tali sanno perfettamente che il CD, il cd materiale, continuerà sempre ad avere un valore affettivo che il possesso virtuale non potrà mai cancellare. Questa considerazione spiega il perchè la band di Yorke ha infatti previsto una opzione “B”, che consiste in un acquisto di un discbox di lusso che comprenderà 2 Vinili più Materiale inedito al prezzo, questa volta fisso, di 40 sterline (57 €)

Si è scritto molto su queste due mosse dei Radiohead; molti pensano che tracceranno nel terreno una profonda linea di demarcazione tra la nuova utenza, incline ed aperta al digital download, e quella invece intransigente, collezionisti che ancora avvertono il bisogno del cd materiale.
Personalmente, non credo in un giudizio così radicale. E’ possibile far parte di tutte e due le fasce, apprezzando il digital download come strumento fondamentale per realizzare una diffusione legale ma soprattutto economica che ti permetta di scoprire musica altrimenti difficilmente accessibile al portafoglio dello studente medio.
Tutto questo senza però nulla togliere alla bellezza di avere il proprio CD di quella band, di quella tua band, sempre pronto ad essere sfogliato ma soprattutto ammirato.

Torniamo allora alle personalità geniali e alle loro “invenzioni”. Di Jobs abbiamo già detto, il suo iTunes Store è più che mai una realtà affermata all’interno del nostro mondo digitale.
Di Yorke e dei Radiohead ancora non possiamo sapere con precisione come andrà a finire. Di certo però questo loro annuncio ha nuovamente schioccato il mondo musicale, stabilendo un nuovo standard di diffusione la cui forza sta, a mio avviso, nel venir incontro a tutte le richieste degli ascoltatori, siano essi “innovativi” o “intransigenti”. La vera chiave sta però nel aver dimostrato all’ intero mondo dell’entertainment che è realmente possibile scavalcare il dispotismo delle case discografiche, realizzando una produzione del tutto svincolata al loro regime, senza mai perdere di qualità grazie all’unico strumento di democrazia perfetta oggi esistente: Internet.

E sarà così che, ancora una volta, quelle tanto odiate scrivanie, dove le major discografiche si scervellano per studiare un nuovo modo per far passare come alternativa la schifezza che producono, torneranno a tremare.

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