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Recensione: Granturismo - Il Tempo di una Danza

31.10.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Il Tempo di una Danza
Artista: Granturismo
Etichetta: Live Global
Anno di uscita: 2008
Genere: Folk, Rock
Voto: 8

 

Cosa differenzia il cantautore dal cantante? Oltre al fatto di scriversi le proprie canzoni e di porre una certa attenzione ai testi, naturalmente. Probabilmente il carisma. Un cantante qualsiasi può piacere solo se canta bene; un cantautore, invece, potrebbe benissimo emozionare il pubblico anche con la raucedine e una chitarra scordata. Prendiamo i Granturismo, allora, e cerchiamo di capire se di carisma ne hanno o se sono un gruppetto come tanti altri (un po' come quando ai provini chiedono “ma tu... ce l'hai l'X-factor?”). 

Si parte con “Gospel in Giugno”, un inno all'amore vero, ma subito con “Rivedere Lei” (il cui stile strizza l'occhio alla svolta “sudamericana” dei Negrita) ci ricordiamo che talvolta l'amore ha anche dei risvolti difficili. Arriviamo a ritmo di funky alla title track “Il Ritmo di una Danza”, degna di nota per il contrasto tra il groove morbido e il testo rancoroso (“Avrei dovuto fermare, sai / i miei piedi stanchi / e non avrei dovuto posare mai / le mie manio sui tuoi fianchi”), passiamo ancora un paio di volte per l'amore fugace di “Stasera” e per quello finito di “Rivedere Lei”, e arriviamo infine al riuscito mix electro-acustico di “Non Sai Piu' Cosa Inventare”. 

Arrivati in fondo dobbiamo riconoscere che il  mix tra rock nostalgico (quasi rockabilly) e musica leggera risulta veramente godibile. Potremmo dire che è coerente col messaggio del disco, ovvero un invito ad accettare la vita per quello che è senza prendersi troppo sul serio. Come recita “Addio tristi lunedì”, “A che serve vivere? / sottoterra si è migliori / ad aprile farà i fiori / che ridere / anch'io finirò così [...]”. 

Che dire...ne abbiamo passate di tutti i colori, eppure ci sentiamo incredibilmente leggeri. “Il Tempo di una Danza” è  un disco senz'altro riuscito, che non inventa nulla di nuovo ma ha mordente da vendere; ha quell'affascinante capacità di tenere le cuffie incollate ai  padiglioni auricolari fino alla fine del disco, senza mai saltare un canzone. Non si lancia in virtuosismi sfrenati, perchè è seducente nella sua nuda semplicità. E' molto, molto carismatico. 

 

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