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Recensione: Le Luci della Centrale Elettrica - Per Ora Noi la Chiameremo Felicità

13.11.2010 - Edoardo Iervolino



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Titolo: Per Ora Noi la Chiameremo Felicità
Artista: Le Luci della Centrale Elettrica
Etichetta: La Tempesta
Anno di uscita: 2010
Genere: Cantautorato
Voto: 6.5

 

Vasco Brondi è tornato. Melanconico, pessimista, cinereo ed anarchico as usual. Il nuovo “Per Ora la Chiameremo Felicità” è un lavoro efficace, diretto, “brondiano” fin nel midollo: as usual. Le chitarre sono il rumore sotto ad una voce narrante, fluida come un flusso di coscienza iroso, meccanicamente spigoloso, funereo e nonsense: as usual. Tutto come il precedente “Canzoni da Spiaggia Deturpata”: stessa etichetta (La Tempesta), accordi, accoppiamenti lessicali arditi e chitarra zappata. Qualcuno dice che sembra Vasco Brondi che reinterpreta Vasco Brondi. Altri hanno detto che LLDCE sono come Riccardo Scamarcio: al primo ciak ha azzeccato il personaggio e in ogni film lo ripete, uguale a sé stesso. Altri specializzati dipingono questo nuovo lavoro come un altro piccolo capolavoro del nuovo cantautorato italiano. Noi usiamo una prudente via di mezzo: “Per Ora la Chiameremo Felicità” è un interregno in attesa che il re muoia e, possibilmente, risorga con vesti differenti - almeno un po’ differenti. Ovvio che alla luce di questo seconda uscita discografica nessuno azzarderà più il paragone (non esagerato ma addirittura nocivo) Vasco Brondi - Fabrizio De Andrè. La distanza, se non era già chiaro prima, è abissale. 

 

Il pessimismo è rimasto, gli accenni alla politica anche (già nel titolo che è una citazione al poeta anarchico Ferrè), la cupola color piombo che dipinge il cielo si è fatta se possibile più bassa, più pressante. Poca la speranza che Vasco dipinge ma quando avviene - leggi amore, marcio, ma sempre amore rimane - è comprensibile che le nuove generazioni d’ascoltatori possano emozionarsi. Quella di Brondi è comunque buona musica, di ascolto pesante, che pecca nel non riuscire a far mantenere alta l’attenzione nell’ascoltatore: impossibile seguire i fili logici di Vasco nelle sue liriche deliranti. Un ascolto attento poterebbe anzi creare malesseri esistenziali e farvi chiudere in una depressione fulminante. Da questo effetto emotivo è facile capire che presa abbia sulle adolescenti questa tipologia di cantautorato.

 

Morti ammazzati da Putin, licenzieranno altra gente dai call center, Repubbliche democratiche fondate sui telespettatori, eclissi come scuse per non rivedersi, ferite che ci rendono consanguinei, sorrisi all’autovelox, vernici rosse coreografiche.

 

Flash di emozioni, di nuovo: un album che delizierà molti ascoltatori de LLDCE, annoierà alcuni per la ripetitività, allontanerà altri già fidelizzati allo scorso disco, avvicinerà nuovi ragazzi alla musica italiana. As usual. Qui è tutto “as usual”. 

 

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