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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione: Zeus - Say Us

28.11.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Say Us
Artista: Zeus
Etichetta: Arts&Craft
Anno di uscita: 2010
Genere: rock, pop
Voto: 7

 

L'esordio del quartetto di Toronto è un album dalle venature pop vivace e frizzante che fortunatamente riesce a non cadere nella solita trappola del pop chiamata “banalità”. Due le ragioni principali: la discreta complessità dei tessuti sonori all'interno delle canzoni, e soprattutto la grande diversità tra un pezzo e quello successivo, tanto che provare a definire uno stile che includa tutte le dodici tracce appare un'impresa assai ardua. Ma andiamo con ordine.  Parlavamo di pop, ma in realtà pop sono più di uno: si va dall'odd pop di “How does it feel”, che sembra riprendere l'indole un po' giocosa degli Hoosiers, al dream pop con sintetizzatore sognante e arpeggio di chitarra leggiadro di “I Know”, passando anche per un momento classic pop in puro stile Beatles in “Fever of the Time” (ascoltare il cantato corale per credere). Tuttavia, “Say Us” non si riduce a un'antologia pop dagli anni '70 ad oggi: in più di un'occasione gli Zeus dimostrano un certa dimestichezza anche con l'indie (vedi “You Gotta' Teller”, uno spin-off illegittimo degli ultimi Ok-Go) e con il classic rock; in effetti, ascoltando quel piccolo gioiello di “The Renegade” il paragone con “The Joker”  della Steve Miller Band appare fin troppo scontato. Ancora un pizzico di Blur in “The river by the garden” e il cerchio è chiuso; ecco cosa potrete trovare in “Say Us”. “Say Us” è -detto proprio banalmente- “bello”, con tutte le sfaccettature che questo comporta: registrato con cura, mixato ancora meglio, orecchiabile, solare, allegro, vibrante, etc etc. Difficilmente qualcuno vi potrà parlare male di questo disco, a meno che non vi troviate di fronte a un centauro in sella alla sua Harley con un'amazzone dipinta sul serbatoio in viaggio verso il concerto dei Kataklism. Quello che manca davvero, e a tratti questa mancanza pesa parecchio, è l'originalità. Detto altrimenti: va bene rifarsi ad altro, prendere spunti da quelli che si considerano i propri maestri e divertirsi a riempire il disco di citazioni, ma non ci sarebbe dispiaciuto trovare qualche guizzo “autonomo” di libero sfogo senza tirare in ballo altri artisti. E, di questo ne siamo sicuri, quando gli Zeus daranno libero sfogo alla loro creatività faranno davvero faville.

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