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Recensione: IANVA - Ultimo Atto

04.07.2009 - Lorenzo Biondi



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Titolo: Ultimo Atto
Artista: IANVA
Etichetta:

Alpha South Records

Anno di uscita: 2010
Genere:

Italian Cabaret-Melodrama

Voto: 7

 

La forza della musica spesso è la capacità di evocare immagini. Creare atmosfere che facciano da scenario alla storia che si racconta. Italia: Ultimo Atto dei genovesi IANVA (pronunciato alla latina, “ianua”) arriva dritto al bersaglio, a stuzzicare l’immaginario. La complessità orchestrale degli arrangiamenti e la semplicità compositiva della musica popolare raccontano un’Italia che fu e che non è più. Il sottofondo dei violini e il grido delle trombe, la potenza dei cori hanno un sapore antico. È musica della nostalgia, carica di giudizi sul passato e sul presente.

La band guidata dalla voce profonda di Mercy (ex Malombra e Il Segno Del Comando), dopo quattro anni di silenzio, torna con un concept ambizioso. Se con Disobbedisco! avevano raccontato l’epopea fiumana degli Arditi di D’Annunzio, stavolta il gruppo racconta il disfacimento dell’Italia fascista dopo l’8 settembre 1943. È un disco politico, nazionalista, di “destra”: non c’è entusiasmo per il nuovo che arriva, solo rimpianto per il crollo di valori antichi scomparsi insieme al vecchio regime. Non un banale “si stava meglio quando si stava peggio”, però. Ad aprire il disco c’è il Pasolini delle Lettere luterane (letto – forse con troppa enfasi – da Enrico Silvestrin), e poi tanti quadri che raccontano momenti diversi della storia repubblicana. Dal bombardamento di Genova (“Galleria delle Grazie”) e dai drammi della guerra civile (“Bora” e “Luisa ferida”), fino agli anni di piombo (“Pasionaria” e “L’estate dei silenzi”) e alla decadenza odierna (“Italia: Ultimo Atto”).

Anche la data di pubblicazione (il 2 giugno, Festa della Repubblica) non sembra casuale. Ma la forza di questo lavoro non è solo nei testi. Mercy (che per sua stessa ammissione [http://magmusic.wordpress.com/2009/05/12/intervista-al-gruppo-ianva/] guida la band con poca democrazia) dirige con maestria un gruppo di musicisti di alto livello. La prima influenza è senza dubbio quella della musica popolare – i canti alpini, le ballate – e del cantautorato italiano. Tanto De Andrè e nell’epilogo dell’album alcuni passaggi che ricordano – si può dirlo? – alcune strofe di Francesco Guccini. Ma anche il «cabaret» degli anni Trenta, soprattutto negli interventi dei personaggi femminili di Stefania D’Alterio, la seconda voce di IANVA. Con qualche accenno, nel suono e nell’attitudine, al suono decadente dell’art rock anni Ottanta (David Bowie, Roxy music).

Certo, non sempre le parole scorrono in modo fluido sulla musica. E sul finale dell’album i pezzi sembrano chiusi in modo frettoloso, senza troppa cura. Ma nel complesso Italia: Ultimo Atto è un lavoro imponente, ricco di suggestioni che rimangono impresse nella memoria. Un grido d’accusa e insieme una dichiarazione d’amore per un Paese in declino.

 

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