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sabato 30 maggio 2020

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Recensione: The last fight – Right of wave

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Titolo: Right of wave
Artista: The last fight
Etichetta: -
Anno di uscita: 2010
Genere: rock
Voto: 8

 

Eccoci qui nuovamente con un gruppo Italiano dai grandi propositi. Loro sono i The last fight, gruppo giovane del Nord Italia. A dirla tutta del nostro paese credo abbiano solo la derivazione geografica di nascita perché a sentirli sembrano arrivare da molto lontano, oltreoceano per l’esattezza. Questo piccolo gioiello che ci offrono si chiama “Right of wave”, registrato e prodotto dagli stessi ragazzi, direi con ottimi risultati, si sviluppa su dieci pezzi che suonano duri e maledettamente melodici. Si avverte una tale sicurezza d’esecuzione che ho trovato raramente in esordi discografici. Sono molteplici le atmosfere che incontriamo, mulinelli distorti nei quali perdersi o cavalcare, fate voi, melodie più controllate e levigate che deliziano i palati più delicati e ancora stacchi ed aperture che trascinano verso registri ancora una volta inaspettati. Più da vicino troviamo il pezzo che, a mio avviso, picchia più forte in assoluto levando al fiato il tempo di recupero ideale, si tratta di O2, trascinante, ruvida e appunto da perderci il respiro. L’open track invece è un dolce mix fra melodie e stacchi di ruvidezza pura, di cavalcate Hard rock ma di quelle che a me piace definire “secche fino all’osso”. Senza dubbi “Right of wave” propone l’imbarazzo della scelta in quanto Hit o singoli, ascoltandolo attentamente ne ho ricavati almeno due o tre nitidamente. Uno su tutti Tom’s Dealer, un brano, anzi il brano che facilmente si trascina gli altri nove, un pezzo che sentire in looping una giornata intera ripaga con la stessa carica che si è avvertita al primo assaggio. Non è da meno Game, che suona meno incisiva del precedente, ma che ugualmente suggerisce lo stesso volere di “mangiarsela” a ripetizione. Così orecchiabile e opportuna, visto che stacca un po’ dal resto, e così contrapposta all’altro gancio da traino, It’s getting hard to play, che per forma e tiro ricorda la derivazione più evidenziabile dei The last fight, appunto i Foo Fighters. Mi sento di consigliare un attento ascolto anche di Saturday morning, che sa di tramonti Californiani di fine estate, un box emozionale che saprà accontentare il vostro bisogno di evadere. Come ho già sottolineato precedentemente, poche volte ho sentito un tale atteggiamento in un esordio discografico, senza dimenticare che si tratta di una produzione completamente “fatta in casa”. Davvero solo considerazioni positive per questi musicisti italiani che sicuramente troveranno la loro vera dimensione al di là delle nostre imbiancate Alpi. Una dolce ventata di energia e concretezza. Altamente consigliati.

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