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sabato 04 aprile 2020

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Recensione: Cleckhuddersfax - Spen Beck

06.12.2010 - Marcello Moi



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Titolo: Spen Beck
Artista: Cleckhuddersfax
Etichetta: Upset the Rhythm
Anno di uscita: 2010
Genere: Indie, Alternative
Voto: 8

 

Secondo album per i Cleckhuddersfax, quello che in tanti chiamano l'album “della conferma” o “dell'oblìo” a seconda dei casi; per i Cleckhuddersfax il discorso è molto diverso, perchè “Spen Beck” è il loro album “dello stupore”. L'incrocio bizzarro, riuscito ma a tratti anche inquietante di una voce alla Kele Okereke (Bloc Party) e una effettistica che sembra uscita da una cassetta del Super Nintendo ci ha fatti letteralmente balzare dalla sedia fin dalla prima canzone. Viene quasi da chiedersi se dietro a questo nome così impronunciabile non ci siano proprio Mario e Luigi.  Potremmo dire che siamo di fronte a un disco indie, ma “indie”-cosa? Indie rock? Indie pop? Indie electro? C'è di tutto in queste otto canzoni, perfino il loro inno nazionale (“National Anthem of Cleckhuddersfax”), naturalmente in versione sala giochi. Ci sono sicuramente un paio di comparsate di Frank Zappa, la prima in “The Numismatist” (che tra l'altro per i primi venti secondi sembra una hit d'altri tempi degli Abba) e la seconda in “New Druzi”, dove a farla da padroni sono proprio gli arrangiamenti fuori dagli schemi e il sintetizzatore retrò. C'è del groove d'altri tempi, ma incredibilmente futuristico, in “North Tripoli”, ci sono tonnellate di dance anni '90 in “A decree” e c'è anche il puro momento di pogo nella prima traccia “Four principles”. Descrivere un simile calderone è più o meno come provare a capire gli ingredienti del polpettone della nonna. Ci sono anche il pan grattato e la scorzetta di limone o soltanto due etti di new wave? Ascoltatelo, assaporatelo, gustate questo “Spen Beck” in tutta la sua originalità, e decidete voi che voto dargli. A me è piaciuto.   

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