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Recensione: Barn Owl - Ancestral Star

09.01.2011 - Anna Corrado



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Titolo: Ancestral Star
Artista: Barn Owl
Etichetta: Thrill Jockey
Anno di uscita: 2010
Genere: Drone, Ambient
Voto: 7,5

 

Dietro al progetto “Barn Owl” si celano i nomi di Evan Caminiti e Jon Porras , un duo californiano già alla loro terza produzione e chiamata “Ancestral Star “. Uscito sotto l’etichetta Thrill Jockey, questo disco riesce a catapultare l’ascoltatore all’interno di una massa indefinita tra doom, drone, tra austerità e pesantezza, il tutto immerso nella psichedelica conducendolo, ascolto dopo ascolto e canzone dopo canzone, tra suoni  nuovi, sempre più definiti e soprattutto tra mille sfumature che colorano le melodie in modo unico, mai banale e irripetibile. Per questo album, infatti, Caminiti e Porras hanno voluto ampliare la strumentazione, sperimentando nuovi suoni, invitando Jakobsons Marielle a suonare il violino, aggiungendo una vena esoterica nella voce cantata e aggiungendo sfumate percussioni. Il risultato: un lavoro compiuto e complesso, il loro apice.  

Fin dai primi minuti di “Sundown” si può notare la prepotenza delle chitarre: climax di note, pause e distorsioni, tipiche di “Ancestral Star”. Le immagini desertiche, di un caldo Western, passano attraverso i titoli delle canzoni. “Vision in the dust” apre ufficialmente le danze con suoni polverosi, pesanti, incalzanti creando atmosfere solenni attorno all’ascoltatore stesso; “Night’s Shroud” prosegue nel cammino tracciato dalle prime due canzoni, nel loro universo solitario e desertico poche note, la calma e la tranquillità che durano pochi minuti prima di chiudersi e lasciare posto ai toni della title track: un synth luccicante apre “Ancestral Star”, ci si avvicina ad un’altra realtà, un viaggio mistico che arriva con un’escalation di suoni fino a diventare un perpetuo ronzio pregnante e avvolgente di chitarre che svaniscono, trasformandosi nei suoni iniziali. “Cavern Hymn” inizia con una chitarra acustica: un suono ben definito che sale in una progressione di accordi arpeggiati e che porta alla triade apice del disco: “Flathands”, “Twilight” e “Awakening”. In questo trittico il violino e il piano arpeggiato diventano protagonisti impreziosendo le note dei brani che salgono in una progressione infinitesima e impercettibile. Il disco si chiude con “Incantation” e “Light from the Mesa” dove l’atmosfera diventa apocalittica e dove la vena esoterica e quella doom raggiungono l’apogeo. Un disco che lascia il segno già dal primo ascolto, un disco con la firma Barn Owl che non può mancare tra gli ascolti degli amanti del genere.
 

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