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domenica 19 gennaio 2020

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Recensione: Kinzli & The Kilowatts - Down Up Down

15.01.2011 - Paolo Pavone



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Titolo: Down Up Down
Artista: Kinzli & The Kilowatts
Etichetta: Polkadot
Anno di uscita: 2010
Genere: folk - pop
Voto: 7

 

Kinzli & The Kilowatts sono la creatura di una musicista di origini coreane, Kinzli Coffman, che, un bel giorno, pensa bene di recuperare alcuni suoi amici ( diventeranno poi i The Kilowatts) e decide che sia giunto il momento di esibire il suo profilo migliore: il folk. Con l’aiuto del produttore Gigi Piscitelli, pubblicano, per la Polkadot, “Down up Down”, un concentrato di suoni delicatissimi e suadenti.  Con un fortunoso approccio ai suoni folcloristici fusi ad una, intelligente, proiezione verso sonorità più pop, questo disco suona leggero come una lenta planata verso scenari onirici. Sembrano aver calcolato tutto questi amici di note, ogni aspetto e, di conseguenza, ogni brano, sembra incastonato alla perfezione in un progetto con volontà di sorprendere, di appartenere e, allo stesso tempo, non appartenere. Essere fedeli ad un registro tipicamente folk, rischia seriamente di intrappolare l’intero disco in una morsa ripetitiva e piatta, non in “Down up Down” che, come si analizzava prima, ha la dote del distacco. Un eccipiente quanto mai necessario se si vuole proiettare il proprio prodotto al di là di una gamma prestabilita. Gli undici brani in scaletta hanno un andazzo irregolare, si parte con brani fedeli al vibrato accostati ad uno slide caratteristico, Distant Shore, Oahu e Don’t Shoot, per poi fluire in atteggiamenti molto più attuali, Safe place for Us, Star Gazing e We walk for peace, che rimandano alle sonorità fresche di Norah Jones e Cat Power.  Nell’insieme un panorama davvero variegato questo offerto dai Kinzli & The Kilowatts, che fonde musiche appartenute al passato con proiezioni che sanno di domani.  Un buon album al quale manca forse una spinta, quel guizzo che cattura le orecchie in modo violento ma opportuno.

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