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domenica 29 marzo 2020

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Recensione: Jovanotti - Ora

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Titolo: Ora
Artista: Jovanotti
Etichetta: Universal
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop
Voto: 7

 

Lorenzo Cherubini, il “Jovanotti” eterno ragazzone oversize che ogni famiglia di buoni propositi vorrebbe avere in casa è cresciuto oltre ogni maturazione, forse troppo per taluni orfani delle giocolerie del “è qui la festa?”, forse poco per chi ammette il debito insoluto che l’artista toscano stiracchia sul versante commerciale, ancora troppo commerciale e a presa rapida sfruttando loquacemente sermoni e litanie accomodanti in odor d’incenso. Ma a 44 anni il gioco si può ben definire chiuso, le improvvisazioni demenziali relegate agli incubi vuoti degli anni 80 e una forte emancipazione dal passato lo accompagna sulle sue forze, mai ricche e colorate come mai in questo nuovissimo “Ora”, il disco nato dal dolore per la morte per la madre, voluto per trasmettere tutta la gioia e il coraggio festoso ad andare avanti, “un disco liberatorio, partorito per far star bene le persone” come lui stesso definisce. Dentro una folle voglia di far ballare, uno sconquasso consolatorio e felice che da entusiasmo per la vita, dominato dall’elettronica e da tutta quell’eterogenìa sonante Jovanottiana che in fondo risulta sempre vincente come terapia di fantasia; e dentro ci sono anche tanti amici, Battiato, Cremonini, Carboni accorsi a glorificare il senso ludico e riflettente che circumnaviga l’intera tracklist. Un baccanale cromatico che solletica i muscoli e interagisce con il pensiero, dentro il disimpegno momentaneo e con un tragitto che guarda molto lontano, in una rigenerazione sintomatica totale: non manca lo spirit of Africa immortalato in “La bella vita” in cui il duo malese Amadou & Mariam segnano cifre inestimabili, batte forte sulle tempie la techno sincopata “Spingo il tempo al massimo”, la dance “Megamix”, “La notte dei desideri” e tutti quei momenti in cui viene la voglia di guardarsi negli occhi, raccontarsi, indagarsi “Ora”. “Quando sarò vecchio”, “L’elemento umano”. Più che un disco una playlist libera da un filo conduttore se non che la pazzia di snodare e slegare corpo e mente, un’esigenza da parte del “cresciuto Yo” di materializzare quel pieno di cose che è la libertà unica e ribelle di ognuno di noi. E accidenti a lui, il colpo gli riesce sempre, la “festa è sempre qui?” Sì!         

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