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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione: Earth - Angels of Darkness, Demons of Light 1

30.01.2011 - Anna Corrado



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Titolo: Angels of Darkness, Demons of Light 1
Artista: Earth
Etichetta: Southern Lord
Anno di uscita: 2011
Genere: Drone, Ambient
Voto: 8

 

 

Sono poco conosciuti, viaggiano nei meandri più nascosti e si rivelano solo agli ascoltatori più attenti, sono considerati un vero e proprio culto per una cerchia di persona neppure troppo ristretta, gli Earth, sono tra le poche band ad offrire un’esperienza così libera, così senza schemi tanto da rappresentare la forma più pura dell’arte, una forma ancora limpida, trasparente, volta esclusivamente ad appagare gli ascoltatori. Vivono in una sorta di ombra da più di vent’anni e non possiamo imputargli di non aver sfornato dischi segni di nota prima di questo “Angels of Darkness, Demons of Light 1”. Una matassa di drone, una serie di visioni, una musica ipnotica, a cui non ci si riesce a staccare, un mondo da esplorare, un viaggio metafisico continui riff ripetuti all’esasperazione e ben scanditi da una pesante e arida batteria.  

In “Angels of Darkness, Demons of Light 1” si apre un nuovo capitolo, un capitolo che rimane aperto in attesa della seconda parte che dovrà uscire per fine anno, il buon Carlson, apre una nuova parentesi sonora, più morbida, più psichedelica, onirica, quasi con una vena malinconica; una lenta e continua evoluzione per gli Earth che anche questa volta non deludono i loro seguaci. L’aggiunta del violoncello di Lori Goldstone rappresenta la svolta più significativa, un tocco di stile, una magia nel mondo Earth. Il disco si apre con una “Old Black”, emblema, assieme ai venti minuti della title track, di quanto detto fin ora: un momento di pace per colui che ascolta, un momento di riflessione, un “face to face” con i propri pensieri, una distesa sconfinata ed un tramonto da contemplare. “Father Midnight”, “Descent to the Zenith” e “Hell’s winter” fanno proseguire l’ascoltatore in un viaggio senza meta, dove l’immaginazione costruisce una realtà parallela nota per nota, dove ancora una volta i suoni di chitarra, violoncello e batteria si intrecciano in andamenti quasi ipnotici in atmosfere dalla forma confusa ma dall’immenso fascino e trasporto, cariche di emozioni e visoni. Una cosa è certa, ci troviamo davanti ad artisti che sanno manipolare i sentimenti dell’ascoltatore, che si sanno inventare e reinventare da più di vent’anni: questo disco ne è l’emblema. 

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