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Recensione: Egokid - Ecce Homo

05.02.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Ecce Homo
Artista: Egokid
Etichetta: Novunque
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop
Voto: 8

 

Definiti da molti come cover band dei Baustelle, da altrettanti invece – dopo che sono passati a cantare in italiano – gente che produce pop interessante (certamente non mainstream), i milanesi “Egokid” in questo freschissimo di stampa “Ecce Homo” riscrivono musiche con una fantasia esasperata e una freschezza uniche; colorazioni in bianco e nero di tanti Sanremi del secolo scorso, atmosfere alla Bindi, Martino, Bongusto che fanno spalla a personaggi ed eroi della Marvel, Blade Runner, ballatone da salotto buono e quella cover dei Blur “Ragazze + Ragazzi” postata a metà tracklist come un crackers all’anfetamina che spezza abbondantemente il fil easy-grey del disco, fanno sì che è impossibile trovare quella sorta di freno all’ascolto che in vece accade in tante produzioni a metà emersione quando già la canzone che primeggia su tutte stanca ben prima di giungere, senza futuro, al termine.

Tutto musicalmente riporta agli anni della “Rivoluzione musicale” degli anni sessanta/settanta e pruriti 80, quando le liriche trasportano i carichi lessicali e atmosferici dell’odierno oggi, disfatte e pensieri venosi come all’inconcludenza dell’uomo di strada sotto i diktat del Silvio del Biscione “L’uomo qualunque”, l’ateismo sbattuto in beat-shake in faccia alle porpore clericali “Credo”, le citazioni vangeliche di Giovanni in contrastato con l’autobiografia di Nietzsche “Ecce Homo”, il Battiato dei samplers che fa incursioni nasali in “Non si uccidono così anche i cavalli”, traccia in cui partecipa Fausto Faust’O Rossi, fino alla Bindiana “Sirene” solitudini eccelsa spalmata su vapori e rarefazioni che rianimano gli arrangiamenti di bacchetta del Maestro Falqui di lontanissimi Studio Uno.

Tutto sommato, gli Egokid hanno tutto quello che occorre per farsi amare addirittura anche dalla generazione dei blogger, ma non con quell’ironia da primi della classe ma con la sincerità che affermano tra questa dodici tracce, magari per amplificare ancora di più la credibilità una limatina agli ectoplasmi di Battiato, Amor Fou e compagnia bella, e poi via, liberi e spediti sulle corde del pop vero ma già a sentire la stupenda e ariosa beat ballad “Una vita” s’intuisce che il mondo gli riversa amore e il Pop con la maiuscola ringrazia eccitato.             

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