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sabato 04 aprile 2020

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Recensione: Smart Cops - Per Proteggere e Servire

14.02.2011 - Paolo Pavone



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Questo album degli Smart Cops, “Per proteggere e servire”, suona come un folle inseguimento, una disputa fra banditi e poliziotti. Una comoda metafora visto che questa band si forma dopo aver tentato la carriera nelle forze dell’ordine nel 2007. Una scaletta che respira un’aria scanzonata e fluente, la quale sfocia, in tutto e per tutto nel tipico scenario di un punk graffiante. A suggellare questo “angolo” di fine anni ottanta una parte testuale irriverente e sottile che sottolinea un atteggiamento pungente e privo di freni. Non c’è respiro e questo aumenta i ritmi dell’intero scenario, li esaspera e li accompagna, forti di una ritmica cavalcante e di uno spaccato chitarristico senza remore. Le derivazioni sono le più classiche, dai Ramones ai The Clash, passando per i Nofx e i più “acidi” Rancid, tutte band che hanno in qualche modo segnato il percorso degli Smart Cops. Un disco che va premiato per l’energia che sprigiona, per la rivisitazione di una musica che smuoveva intere generazioni ad una rivoluzione sociale e non solo. Manca decisamente di originalità, ma è il contrappasso di un genere come il punk, fortemente ingabbiato nei propri argini, poco esondabili. Una formazione che recupera sprazzi di genuinità nella dimensione live, corredata da accorgimenti scenici studiati ad arte, gli Smart Cops non si presentano mai davanti al pubblico senza le loro divise d’ordinanza. Un prodotto che nell’insieme si presenta di facile ascolto a cui manca solamente una struttura identificativa più marcata. 

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