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lunedì 28 settembre 2020

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Recensione: A Classic Education - Hey There Stranger

14.02.2011 - Luca Socionovo



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Titolo: Hey There Stranger
Artista: A Classic Education
Etichetta: Lefse
Anno di uscita: 2010
Genere: indie-pop
Voto: 7

 

Gli EP sono prodotti discografici strani. Superiori ai singoli, che come tali contengono un solo pezzo (al massimo uno per lato nel caso dei vinili) e di solito quello che ci si aspetta abbia un impatto migliore con il pubblico, ma inferiori anche della metà rispetto ai dischi veri e propri (che poi spesso questi siano farciti di pezzi trascurabili è un altro discorso). Insomma gli EP non sono né zuppa né pan bagnato: sono dei quasi dischi, incompleti per natura. Eppure non c'è niente in grado di lanciare una band come un EP, ovviamente bello, si capisce.  “Hey There Stranger” assolve questo compito appieno per i bolognesi A Classic Education, che avevano già fatto un tentativo in questo senso nel 2008 con “First EP” per l'appunto. Per carità, già per quel lavoro si erano avute reazioni estremamente positive, ma in questo secondo tutte le speranze riposte allora si sono trasformate in certezze. Che poi gli A Classic Education non è che dovessero dimostrare chissà che cosa, visto che sono debuttanti solo per metà. L'altra metà, e cioè il frontman di origine canadese Jonathan, il bassista Paul ed il batterista Federico, costituivano già il corpo e l'anima dei Settlefish, per chi se li ricorda. E dei Setttlefish gli A Classic Education hanno conservato sicuramente lo spirito transoceanico, come dimostra il contratto con l'etichetta indipendente americana Lefse, che li porta a suonare parecchio anche da quelle parti, South By Southwest compreso. Ma della riuscita dei loro live ne hanno dato prova anche qua da noi: andare a guardare il concerto organizzato da quelli di Pronti Al Peggio per credere.  Ma, piccola nota d'orgoglio patriottico a parte, sono le canzoni a contare, e in questo caso le canzoni degli A Classic Education ci dicono che hanno poco a che fare con l'Italia. Il loro è un pop che non ci appartiene, e proprio per questo risulta così bello alle nostre orecchie. Un pezzo come “Gone To Sea” ti fa respirare appieno l'aria della California, delle sue spiagge sabbiose che danno direttamente sull'oceano, così come pure la languida “Terrible Days” o la leggermente malinconica “I Lost Time”. In “What My Life Could Have Been” al massimo cambiano costa per trasferirsi a Brooklyn, ma sempre là rimangono. E anche alla fine, quando lasciano finalmente l'America, finiscono con il fermarsi in Francia a rifare un pezzo di Gilbert Bécaud (“Toi”), tra l'altro coverizzato magnificamente. C'è poco da aggiungere: in neanche venti minuti gli A Classic Education dimostrano quanto valgono davvero; speriamo se ne accorga qualcuno anche nella provinciale Italia.  

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