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Recensione: Montecristo - Canzoni e Vite

27.02.2011 - Giulia Lubian



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Titolo: Canzoni e Vite
Artista: Montecristo
Etichetta: Ghiro/Warner
Anno di uscita: 2011
Genere: Cantautorato
Voto: 4

 

Montecristo, cantautore romano alla sua prima uscita con l’album “Canzoni e Vite”: purtroppo nient’altro che un mischiotto di idee e temi assolutamente troppo pretenziosi per la realizzazione che ne deriva. Montecristo canta e gorgheggia in uno stile neomelodico insopportabile, quello che in America chiuderebbe le strofe con degli “yeah” contriti e che qui va in prima serata con i vincitori di Amici ed X-Factor. La musica senz’altro non lo aiuta, visto che le basi sembrano quelle preimpostate delle tastiere. Le rime, i testi, le parole sono imbarazzanti solo a ripeterli. Perché si può parlare d’amore, d’amicizia, di esperienze universali che tutti abbiamo più o meno provato e che quindi ognuno è libero di declinare secondo la propria sensibilità, ma quando invece si vuole descrivere l’Innominato, Orlando, Giuda, ecco questi sono persone e personaggi le cui storie meritano rispetto e la decenza di una prosa che sia alla loro altezza.

Se vogliamo parlare di qualcuno che non siamo noi, dobbiamo avere ben chiara la responsabilità di questa scelta. La banalità sui fatti altrui non la trovo tollerabile (citazione esemplificativa da “L’Innominato”: “La mia coscienza come una poltiglia densa / è apparsa dentro di me / all’improvviso senza un perché / senza preavviso senza un motivo / e mi ha reso meno cattivo / più tolleranza meno prepotenza / ora ho una coscienza e una potenza morale / aiuterò chi sta bene e chi sta male”). E non c’è nulla al mondo che detesti di più delle rime incastrate a forza. Nessuno obbliga i cantautori a rimare: o si è in grado di farlo oppure non lo si fa (altra citazione esemplificativa da “Orlando”: “Orlando / stai attendo al cuore / il sentimento non si tiene a bada / e non ti difende lo scudo / e non ti difende la spada / perchè ti rende nudo come rugiada”).

Tuttavia il momento più alto è probabilmente raggiunto dalla title track “Canzoni e vite”, melodia di rara scialbezza, è il testo a darle il colpo di grazia: “Ci sono canzoni che fanno bene / perché le ascoltiamo quando siamo insieme / ci sono canzoni che fanno male / perché non le puoi dimenticare / ci sono canzoni che sono buone / come mezzo di comunicazione […] ci sono vite che sembrano iniziare / e ancora non sono iniziate / ci sono vite che sembrano finire / e ancora non sono finite”. In rete si trova l’irrispettoso paragone con De Gregori e persino con de André, ma quel che viene in mente è più che altro un Tiziano Ferro che si sente investito da un’insolita missione morale. O forse, in alcune canzoni, la sigla di apertura di qualche fiction italiana. 

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