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mercoledì 26 giugno 2019

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Recensione: Davide Van De Sfroos – Yanez

21.03.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Yanez
Artista: Davide Van De Sfroos
Etichetta: PDT / Universal
Anno di uscita: 2011
Genere: Folk 'n' roll
Voto: 9

 

La penna selvatica di Davide Bernasconi in arte Van De Sfroos, in questo giro discografico si fa personale ed autobiografica, intitola e dedica il nuovo album “Yanez” al padre TizYanez, ed è un tracciato di molte tracce che parla d’amore, sentimenti e di sballi tirati fino a tardi, una “baraunda” di ballate e racconti che tirano fuori dei denti pensieri e ricordi, nebbie e tramonti.

Ma anche un disco pieno di vendette, passioni sbagliate e ricatti che una chitarra acustica e una fisarmonica ne rendono amaro/ dolciastre le prove umane ed i rapporti conflittuali che vivacchiano dentro e fuori i confini del folk rock; quindici “quadri” parlati e cantati in laghèe tremezzino con la consueta gigionaggine di un “on the road” familiare che incontra un “one man band” lungo le strade delle favole vere. Nei testi di queste “fole” che l’artista dipana come in un musichiere di piazza – come del resto è il suo spirito artistico – trovano posto infiniti personaggi e citazioni della “wild life” del folkyes eterno da Dylan a Ry Cooder che in “Dona Luserta”, stupenda ballata spennata, prendono l’alto come fari illuminanti. Più sotto strombazza fiero il caracollare country di banjo del “ Camionista Ghost Rider” che ascolta la radio a tutto volume mentre trasmettono Johnny Cash, Robert Johnson, Woody Guthrie e Hendrix, oppure l’ondulata visione de “La machina dello Ziu Toni” come veicolo di libertà sognante.. “senza marce e senza fari, coi Black Sabbath e la luna, sigarette e adesivi sul cruscotto, Sant’Antonio ed i Rolling Stones, Padre Pio contro i Ramones…”.

Ma anche momenti riflessivi, crudi come quelli della donna sfregiata appena uscita di galera ed innamorata di un nano “El pass del gatt”, luridi di vino “Blues di Santa Rosa”, sinceri come il violino piangente e del suo No alla guerra “Il reduce”, da pelle d’oca come il gioiello messo a castone a piè di tracklist che prende il nome di “Ciamel amuur”, una struggente ballatona sul mantice di una fisarmonica che racconta il silenzioso sacrificio di una donna, che si concede a vinti e vincitori per far passare il confine al suo amore unico e inconfessabile.

Non solo folk’n’roll, Van De Sfroos è un respiro spalancato ed i suoi dischi sono sempre un personale comandamento d’intensa autenticità che hanno stampato – tra i solchi - la fisionomia della libertà, l’irruzione del replay di tanti ieri e il gusto dello scarto improvviso della vita, ma a pensarci bene Yanez ha qualcosa in più, il nostro presente nascosto.

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