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Recensione: Lingalad - La Locanda del Vento

28.03.2011 - Alberto Bagarello



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Titolo: La Locanda del Vento
Artista: Lingalad
Etichetta: Lizard
Anno di uscita: 2011
Genere: Folk, pop
Voto: 7,5

 

Avendo tra le mani La Locanda del Vento si capisce chiaramente l’impegno, la  completezza e l’identità dei Lingalad. E’ un disco con una personalità, che sa emozionare  e che sa portare l’ascoltatore in un’altra realtà. Tramite ben 15 brani, i Lingalad sono  bravissimi a raccontare storie in perfetto stile folk.

Il disco è arricchito da strumenti etnici  e antichi e vanta la partecipazione di artisti come Davide Camerin, voce ombrosa e calda  in “Toni il Matto”, pezzo che narra di uno scalpellino andato in guerra e tornato pazzo.  Uno dei brani più interessanti è sicuramente “I Boschi Della Luna”, pezzo che coniuga la  musica al teatro: il suono di una chitarra accompagna un passo tratto dall’omonimo libro  di Giuseppe Festa, voce dei Lingalad, recitato per l’occasione da Gianni Musy e Davide  Perino. 

Punto di forza dell’album sono le liriche. Sebbene possano sembrare a tratti scontate,  dobbiamo capire che si tratta pur sempre di storie, di leggende raccontate dalla gente  comune, e che quindi meritano di essere preservate nella loro semplicità e genuinità.  Ricorrono davvero frequentemente immagini naturali, simbolo della particolare simbiosi  che i Lingalad hanno con tutto ciò che ci circonda, quasi volessero un ritorno alle origini,  una sorta di propaganda alla bellezza di una vita basata su momenti molto semplici che  però sanno dare grandi emozioni. 

Fin dal primo ascolto è inevitabile associare i Lingalad al Signore degli Anelli; i suoni celtici  e folk ci rimandano palesemente alla trilogia di Tolkien, poi tramutata da Peter Jackson  in un’opera cinematografica. Il fatto che il quartetto lombardo ci faccia pensare ancora al  Signore degli Anelli dopo 10 anni dal loro primo album “Voci dalla Terra di Mezzo”, ci fa  capire che forse nei Lingalad è mancata quell’evoluzione nello stile che dovrebbe essere  naturale e necessaria in un progetto musicale. 

Dire che il booklet è azzeccato è riduttivo: le grafiche realizzate da Alessandra Simonini,  canzone per canzone, sanno rappresentare lo spirito e le idee che si celano dietro questo  album. Altra nota di merito del booklet è la spiegazione di ciascun brano, che  aiuta l’ascoltatore a entrare in profondità nei testi dei Lingalad.  Come si ascoltavano i vecchi vinili, “La Locanda del Vento” merita un momento tutto per  sé, un momento in cui ci sia solo l’uomo e la musica, senza nessun altro impedimento. 

I Lingalad, dopo 5 anni di lavoro, sono riusciti a creare un disco da sentire più che da  ascoltare.

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