Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


domenica 20 ottobre 2019

  • MP News
  • Musica

Recensione: Heidi Spencer - Under Streetlight Glow

01.04.2011 - Massimo Sannella



Recensione: Biscuits - Biscuits

Entrando nello specifico, troviamo pezzi come "Astronauta e Minatore", un brano che ha decisamente una propria...
Leggi l'articolo

Recensione: Giubbonsky - Storie di Non Lavoro

E’ il suo primo lavoro, il numero Uno della sua speriamo lunga carriera. ed è gia il Numero Uno della mia...
Leggi l'articolo

Recensione: Nek - E Da Qui

Ebbene sì, Nek è arrivato a vent'anni di carriera e li ha voluti festeggiare nel più classico dei...
Leggi l'articolo

Titolo: Under Streetlight Glow
Artista: Heidi Spencer
Etichetta: Bella Union
Anno di uscita: 2011
Genere: Folk, coutry autorale
Voto: 7

 

Il malto del Wiscounsin è rinomato in tutti gli States per quella sua speciale fragranza dolciastra che rende una birra acidognola ma con infiniti retrogusti di miele e prugne asprigne, come l’identità vocale di questa cantautrice “zingara” - Heidi Spencer -, regina ombrosa di Milwaukee che, dopo lunghissime esperienze sempre nell’arte e nello spettacolo statunitense, attracca col suo bagaglio musicale strafatto di folk, calori del Sud e sogni da vendere in questo suo ottimo dieci piste che prende il nome di “Under streetlight glow”; l’artista gioca, giostra, sposta la geografia folkness del suo nord verso le nobili radici del cantautorato delle grandi donne della “tradizione field &blood”, tra tutte Eddie Brickell, Dolly Parton e Joni Mitchell.

Dieci microchip da postare in un luogo speciale come potrebbe essere un cuore, da prendere come un vecchio spiritual che s’insinua con disinvoltura strisciante nella frenesia di una manciata di minuti; una voce tremolante, calda, seducente e sonora, artefice di una modulazione passionale che si sposa alla grande con l’accompagnamento degli amici Rare Birds, dolce crogiolo di chitarre acustiche e steel, pianoforte e poco d’altro, da riassumere nella bellezza e nell’onestà sempiterna del folk rurale e l’alt-minimalista. La Spencer decide di non rattristare l’ascolto, casomai di renderlo compartecipe del suo punto d’arrivo, del comfort d’anima che trasmette, senza indossare le maschere delle “mega nostalgie”, piuttosto i sapori acri pervasi dalla sincerità di un songwriting - quasi un bignamino – che è una tenace macchina di trasporto. Magari non un album destinato all’adorazione di un pubblico numeroso, nemmeno una rilettura d’annata dell’afflato western easy, ma un’espressione tenera da proteggere per quanto fa innamorare, per quanto ci porta lontano senza muovere un passo da dove siamo; del resto come si fa a non rimanere incollati tra gli schiocchi di dita e il soul che riempie il bicchiere di “Alibi”, con la lacrima penzolante sulla spennata secca e dolente di “Carry me softly”, plagiati dalla suggestione romantica d’archi a crudo” Tried and true” o – se si ama vacillare armoniosamente sulle sensazioni – lasciarsi annegare nel bluesy di “Under streetlight glow”.

Una cantautrice ispiratissima, essenziale da una parte sapientemente reinterpretativa dall’altra, una stregata pianticella di luppolo che si va ad intricare con il malto del Wiscounsin, tralasciando il ribollio per impadronirsi esclusivamente dello spirito Consigliatissimo per chi ama la pulizia delle cose genuine.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.