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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione: Ex Otago - Mezze Stagioni

04.04.2011 - Luca Socionovo



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Titolo: Mezze Stagioni
Artista: Ex Otago
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop
Voto: 7

 

Estate 2008. La radio passa di continuo la cover di una famosissima hit dance del 1994. Su MTV il video del pezzo, che porta la firma de I Ragazzi Della Prateria, viene trasmesso a tutte le ore. La canzone in questione, l'avrete già capito, era “The Rhythm Of The Night”, fortunatissimo esordio dei Corona. A farne di nuovo un tormentone estivo, una volta liberata dalla sua corteccia discotecara, è però questa volta un quartetto genovese, molto apprezzato tra le nicchie indie-pop di casa nostra fin dal suo esordio (nel 2003 con “The Chesnut's Time”), ma ancora sconosciuto al grande pubblico: gli Ex-Otago. Sono passati tre anni da allora e gli otaghi tornano con un nuovo lavoro. “Mezze Stagioni”, che tra l'altro comprende anche la già citata “The Rhythm Of The Night”, si vanta di essere il primo disco italiano prodotto secondo la formula dell'azionariato popolare. Il che vuol dire godere di una totale libertà artistica da parte del gruppo, e di vari altri benefici da parte degli “azionisti” (disco in special edition, maglietta brandizzata, sconti ai concerti, ecc ecc). Insomma una bella novità, dovuta anche al fatto che «di questi tempi rivolgersi ai “discografici” ti può spettinare dalla sorpresa...», come ricordano gli stessi otaghi. 

Al di là delle questioni commerciali comunque, il disco fa parlare di sé anche e soprattutto per i contenuti. Sebbene registrato nella fredda Norvegia, presso lo studio di Davide Bertolini (produttore anche dei Kings Of Convenience), l'album risulta piacevolmente solare all'ascolto, con canzoni dal carattere tipicamente estivo. Tredici pezzi che mescolano e reinterpretano continuamente gli elementi della stessa formula, che poi è quella di un pop sui generis, lontano dalla rozza banalità cui la parola pop ci ha abituati, ma che non rinuncia affatto a suonare semplice e leggero. La differenza poi la fa l'ironia: il vero ingrediente segreto che conferisce al tutto questo pregiatissimo sapore, dovuta a volte ai testi, altre invece alle incursioni rap di Alberto Argentesi (alias il coniglio del Chiambretti Night), ma più in generale all'intera atmosfera che il gruppo è in grado di creare (“Patrizia”, “Una Vita col Riporto”, “Gli Ex-Otago e la Jaguar Gialla”). Non mancano comunque neanche brani dal tocco più delicato, con richiami sonori che si perdono nella tradizione della musica leggera italiana di qualche decade fa (“Costa Rica”, “Ricominciamo da Tre”), o conditi di qualche considerazione meno superficiale del solito (“Figli degli Hamburger”, “Dentro da Foresta”). Senza girarci tanto attorno: un ottimo lavoro fatto da una band altrettanto ottima!

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