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sabato 26 settembre 2020

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Recensione: Paolo Rigotto - Corpi Celesti

04.04.2011 - Nicola Galati



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Titolo: Paolo Rigotto
Artista: Corpi Celesti
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop Sperimentale
Voto: 5

 

Corpi Celesti, primo esperimento da solista di Paolo Rigotto, è un lavoro estremamente  fuori dal comune.  Percussionista di gruppi già noti quali Banda Elastica Pellizza e Syndone, ha dato vita a  una sperimentazione cantautoriale dalle forti influenze elettroniche e pop-rock demenziale;  un “casual album”, come lo definisce lui stesso, in cui le idee non si sprecano. 

C’è veramente di tutto: voci effettate, sintetizzatori acidi, continui cambi d’atmosfera, cali  di tensione, un vero e proprio wunderkrammer di strumenti senza anima che si legano a fatica e rendono il risultato finale piuttosto chiassoso e indigesto.  L’immaterialità dell’elettronica di alcuni pezzi come “Cronofilia” e “Integrazione” accompagna le sempre ironiche liriche, in cui si affrontano diverse tematiche contemporanee: dominano il rapporto dell’uomo con il tempo e il potere, con il sesso e  con le droghe, il tutto attraverso la sarcastica vena comunicativa dell‘ autore. 

Scheda Madre è il pezzo più arduo: la scelta dell’utilizzo dei suoni del sistema operativo  Windows pecca di originalità; le voci robotiche velocizzate e gli improvvisi cambi di batteria  elettronica caratterizzati dalla cassa in perfetto stile tecktonik, rendono l’ascolto veramente  difficoltoso.  Molto più ascoltabili i pezzi meno sintetici, in cui si fanno sentire la batteria e la  chitarra. In “Due di notte”, ad esempio, la semplicità della composizione e la dosata  contaminazione elettronica si rivelano decisamente più efficaci, la voce incanta e ci fa  dimenticare gli ascolti precedenti regalandoci un profondo sollievo. 

Corpi celesti è un vero e proprio manifesto. Le difficili scelte stilistiche dovute alla  presenza dei suoni digitali hanno la mera funzione di divertire e di fare dell’ironia.  Le sperimentazioni di Paolo Rigotto sono comunque troppo poco convincenti: lasciano poco spazio alla musica, il suo è un lavoro fin troppo aulico ed astratto,  e le sue ottime  capacità musicali vengono messe in ombra dalla continua ricerca di astratte forme compositive che favoriscano la comunicazione del messaggio.

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