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Recensione: Caparezza - Il Sogno Eretico

07.04.2011 - Giacomo Mason



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Titolo: Il Sogno Eretico
Artista: Caparezza
Etichetta: Universal Music
Anno di uscita: 2011
Genere: Rap, cantautorale
Voto: 8

 

 

Forse nessun artista nel panorama musicale italiano ha interpretato l’attualità sociopolitica  come Michele Salvemini. Dal suo esordio come Caparezza, oltre un decennio fa (dopo  aver “ucciso” il suo primo alter ego, Mikimix), ha preso per mano la lingua italiana e  l’ha portata in un viaggio tra le mille contraddizioni del Bel Paese e dei suoi abitanti. 

È sorprendente, nel suo percorso artistico, riscontrare una modalità espressiva in  continua evoluzione. Dal minimale "?!" già si intuivano le capacità liriche del molfettese,  anche se il disco era ancora costruito su basi scarne; da allora Caparezza ha superato  l’autoreferenzialità tipica del rap, sconfinando in costruzioni musicalmente sempre più  elaborate che facessero da colorato sfondo alle sue elucubrazioni. L’ultima tappa di questo viaggio è "Il Sogno Eretico". La chiave interpretativa per tutto  l’album è fornita nello skit di apertura, in cui il celebre frammento pucciniano del Nessun  Dorma è subito seguito da un sonoro ronfare. È così che il cantautore dipinge il Paese: un  popolo addormentato, incapace di reagire al declino in cui sta precipitando. Non che la critica sociale non la facesse da padrona anche nei lavori precedenti di  Caparezza, ma la disillusione veniva puntualmente diluita con cospicue dosi di quella  geniale ironia che lo contraddistingue. Invece, il mood generale di quest’ultimo album  sorprenderà i fan per la sua atmosfera più cupa: a partire dalle basi, qui più curate che  mai, la spensieratezza pare soccombere alla dura realtà (un brano come "Non Siete Stato  Voi", violento, rabbioso, diretto, non avrebbe trovato spazio anni fa). Ma il genio rimane  intatto: le spericolatezze linguistiche che abbiamo sempre amato non mancano, anzi  raggiungono forse nuove vette, in un tripudio di assonanze, doppi sensi e figure retoriche  che farebbero impazzire il più stakanovista dei grammatici. 

I bersagli dell’urticante dialettica di Caparezza sono sì il gregge di pecore dormienti di cui  sopra, ma soprattutto chi ne sfrutta la superficialità e l’ignoranza per tenerli sotto controllo.  Da qui la puntuale denuncia del dogmatismo ecclesiastico che si schiera contro il libero  pensiero: ecco il Sogno Eretico, la morbosa ossessione di chi vuole mettere a tacere ciò  che sfida il comune sentire del Popolino.  Musicalmente, il disco continua la strada della contaminazione tra diversi generi già  intrapresa in precedenza: l’ottimo singolo "Goodbye Malinconia" strizza l’occhio agli 80s  (come impone la presenza di Tony Hadley degli Spandau Ballet), "Legalize the Premier"  ospita gli Alborosie per un reggae serratissimo, "Messa in Moto" fa il pelo all’hard rock…  Insomma, va bene tutto purché sia almeno lontanamente rappabile. E "Kevin Spacey", beh,  è pura brillantezza. 

In definitiva, Il Sogno Eretico ci ricorda che Caparezza è uno dei più originali interpreti  della musica (e della lingua) italiana; non solo ha sempre qualcosa da dire, ma soprattutto  sa come dirlo. E se non vi piacerà, pazienza, perché “non mi interessa essere capito, mi  interessa essere! Capito?”.

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