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domenica 20 settembre 2020

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Recensione: Shally Johnson Broke my Heart - Brighter

07.04.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Brighter
Artista: Shelly Johnson Borke my Heart
Etichetta: Stop! Records 2011
Anno di uscita: 2011
Genere: Indie Rock
Voto: 8

 

 

Shelly Johnson Broke My Heart, nutrito inde-rock shoegazer declinato al 2011!

Dietro questa sigla e filosofia annessa che gli da il soffio vitale, si nasconde una delle band più rutilanti “all Italian” che si possano incontrare nei corridoi bui ed umidicci dell’underground. “Brighter” – Ep di cinque tracce – ha voluto trovare qui un passaggio segreto tra le schiene curve degli 80's e le esigenze retrovisive autentiche dell’indierama contemporaneo, riuscendoci alla perfezione e trasformandosi in un piccolo disco di stranita bellezza, uguale a nessuno e diverso da tanti: una sottile sovversione di piacere.

Rimini come base delle loro planimetrie d’azione e il mondo come utopia indolente; il trionfo e l’eccitazione di suoni debordano letteralmente da queste cinque tracce che incalzano lunatiche e splendide, la fanghiglia turbolenta e nostalgica di quegli anni come in una rappresentazione sacralmente laica del dopo punk più pompato. Gli SJBMH – Andrea, Ivan e Davide – vogliono essere pulsione, veleno e crisi di nervi nello stesso momento, ed il pubblico pare capirlo: si sobbarcano l’umorale, il bizzarro, lo sporco ed il grezzo di lancinanti fuel elettrici e quel quid smanioso che fluidifica le anticamere nerastre dei Placebo e dei Cure “Hope like there’s no tomorrow", ventila la scapigliatura indie americana e l’interiore esiziale dei Teenage Fan Club, Treepeople o Buil to To Spill “Petrinne sonne”, racchiude l’esistenzialità di spirito nelle ritmicazioni fuggenti “The boy and the pokey town” per poi intricarle nel vuoto amniotico, nel buio calante stratificato di “Red sun/black sand”. Simpatia ed empatia d’affiliazione col “ lento tuffo” alias gli Slowdive di Halstead , traccia calamitata nel centro risucchiante del post-rock, terra di confine tra il dopo ed il chissà.

La Rimini vacanziera ed illuminatissima prurigine per avventurieri generazionali ci regala questa bramosia formato band, ed anche se non amo particolarmente i best delle meraviglie - che il più delle volte sono zuccherosi o equivoci - devo arrendermi a me stesso perché questo bel lavoro discografico mette in fila una serie di stupende song vibranti che – sebbene vengano stilate dentro un Ep –ci danno “un album” pieno, presente e formidabile.

 

 

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