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martedì 07 aprile 2020

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Recensione: Jang Senato - Lui Ama Me, Lei Ama Te

07.04.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Lui Ama Me, Lei Ama  Te
Artista: Jang Senato
Etichetta: Pippola Music
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop Cantautorale
Voto: 8

 

 

Tante “messe in moto” nel corso degli anni, ma mai la marcia ingranata per una partenza in grande stile; ora – con la lungimiranza di Pippola Music – i romagnoli Jang Senato arrivano allo start di una nuova avventura, quella vera, di “Lui ama me, lei ama te”, l’album che guarda e fa gavettoni di freschezza pop, apparentemente innocue canzonette da canticchiare senza peso, invece intriganti e con un certo taglio intelligente se lette con il sesto acuto della materia grigia. Canzoni “cantautorate” di penna e corde, dall’incedere radiofonico e dai colori schietti, mattutini, tutte e dieci solubili come un tè freddo ambito dopo una giornata di canicola: queste le abbreviazioni per definire un’analisi compatta di un disco manifesto dei tempi che corrono, o semplicemente una tessitura di trame di quella che è la vita, un credito o un debito verso altri o se stessi. Ricordando la “lezione” dei Brunori Sas – coinquilini di label – i Senato appartengono ad una filologia naturale che nasce programmaticamente dalla “leggerezza per pesare”: prendere il pop, sgrassarlo dall’unto del cretino e ricamarlo di un’intimità ora swingata, illuminata di beat, ballatine da divano comodo e formule interrogative che vanno in cerca di risposte, in poche parole un sereno tracciato dove chiudere gli occhi e ascoltare la vita dentro.

Provate ad immaginare quanto possa essere bello e allettante entrare fino in fondo al loro mondo, e ciò non comporta chissà cosa di cerebrale. Occorre schiacciare il “bottone” del play e non opporre resistenza alcuna all’aprirsi delle storie, al capovolgersi d’arcobaleni per alloggiarsi nello spirito tranquillo di questa messinscena sonora che dall’Appennino Romagnolo sciama a dritta e a manca per dedicare un’accento tenero di bello; molte delle tracks già le conosciamo dai numerosi live, “Un tempo” ballatina ancheggiantemente amarognola per una donna che fugge, “La bomba nucleare” tenerezza fragile alla Dente, il seme dei Daunbailò che rigermoglia nella saltellante “Lamericano”, per le nuove composizioni mettiamo un bell’ asterisco ridente e più che generoso alla spennata story teller con tanti campanellini “Agata”, i ritmi in levare di “Tempi buoni” e l’incedere stoppato e caracollante col fiore in bocca “La coperta”, canzone che attira irresistibilmente come un’estate all’improvviso.

Chiaramente il disco della maturazione e per la label motivo d’orgoglio, manna per i cercatori di “entusiasmo” ascoltabile e per “l’alt massa” che migra senza sosta alla ricerca di pascoli underground sempre più buoni e con un senso compiuto del leggero “di peso”.

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