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martedì 22 settembre 2020

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Recensione: Seaside Project - Fairy Tales

12.04.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Fairy Tales
Artista: Seaside Project
Etichetta: Jestrai
Anno di uscita: 2011
Genere: Blues, Folk, Rock
Voto: 8

 

 

Aridaje, riecco una delle tante “Blues Esplosion” band, malate del Pan del Diavolo e del pallore di Jack White che periodicamente si affacciano alla ribalta per poi sparire in tutta fretta, il consueto sound vitale da “Natale a Santo Stefano”; questo potrebbe essere il giudizio affrettato di uno svagato fruitore di musica tirato su a pane e generis, ma dietro l’incauto miopismo le eccezioni spuntano, e quando spuntano “fanno male” facendo razzia di pregiudizi e luoghi comuni.

Il duo romano dei Sadside Project (Gianluca Danaro voce e chitarre, Domenico Migliaccio batteria) può salire – ed in fretta – agli onori delle cronache per una stupefacente impalcatura sconnessa, un santificante “bordello sonoro” chiamato “Fairy Tales”: undici piste che non sono mai troppo da un lato e poco dall’altro, dritte, centrate, furiose e amabili come un corpo di donna in preda a sensi erotici o di colpa, denso e mercuriale testosterone sonico che vaga dal blues in poi, d’intorno, oltre.

Infatti il disco è uno smanioso Zelig che è capace di tutto e non ha paura di assumersi rischi sfacciati: si fa stropicciato busker con lo stompin’ foot di “Moulin rouge”, “Sunshine”, “Analog landscape”; si annerisce di miasmi rock-blues sbavati Deltici tra alligatori e inquietanti presenze di Dr.John in “Vampire blues”, prende aria folksinger nell’on-the-roadiana “Story tellers”, prende a scuotere i poteri garage degli Stooges “Take a walk outside” con l’Iguana compreso “Why so serius?”; una capatina nell’ancient Zeppeliniano nei paraggi di Gallows Pole in “Death to ancient regime”, per sparire poi tra le memorabilie acustiche di panno Jethro Tull con attorcigliate hot vibrations che mettono voglia alle gambe di esercitarsi in passi di “simple jig” a nord di Sherwood e Nothingam, guardando e sognando - nel mezzo di ricami di violino campestre – le terre d’Irlanda “Fairy tales”.

Con la presenza, tra i solchi , di Wassilij Kropotkin, Roberta Sammarelli (Verdena), Clemente Biancalani (Bad Apple Sons), Alessandro Canu (Indie Boys Are For Hot Girls) e Giancarlo Barbati (Muro Del Canto), l’intero lotto prende una vertigine stilistica da grandi numeri, di una ricercatezza tale che se per caso i vostri amici blaterano di un fenomeno passeggero, cambiate compagnia; un disco cui varrebbe la pena immolarci a fusione anche il motore stero tanto sono deliziose queste “storie delicate” sulle quali sarebbe bello farci il nido.

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