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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione: Howe Golb and A Band of Gypsies - Alegrìas

12.04.2011 - Paolo Pavone



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Titolo: Howe Golb and A Band of Gypsies
Artista: Alegrìas
Etichetta: Fire Records
Anno di uscita: 2011
Genere: Folk
Voto: 8,5

 

 

Howe Gelb è l’anima dei Giant Sand, formazione dell’Arizona nata nel 1985. Dal 1991 ha intrapreso anche la carriera da solista, offrendo ottimi lavori portando avanti l’appendice migliore dei sound della “sabbia gigante”. 

Incline da sempre alle attitudini country e indie folk, Howe Gelb, ha pubblicato, per la Fire Records, un full lenght dai sapori spagnoleggianti. “Alegrìas” è un cofanetto dall’anima flamenco, con intrecci di chitarre gitane ed una ritmica calzante e trasognante. Un viaggio in Andalusia, a Cordova, ha fatto scattare la scintilla che ha aperto l’arteria madre dell’ispirazione di Howe, avvalendosi di musicisti talentuosi, tra i quali il maestro Raimundo Amador, un virtuoso della sei corde che in passato ha già collaborato con artisti internazionali. Da vicino l’album offre tredici tracce, quattro inediti e le restanti scelte dal bagaglio Giant Sand e rielaborate in chiave gypsie. Si assaporano ventate vagamente jazz in "The Ballad Of Lole Y Manue" e sonorità suadenti in stile bossa in "Where The Wind Turns The Skin To Leather". "Uneven Light of day", uno dei pezzi rivisti, è la traccia che ne esce maggiormente arricchita: colpiscono i cori e le chitarre perfettamente incastonate nell’animo indie folk della faccia originale.

Le influenze tipiche dell’andalusa si riflettono in incisioni come "Cowboy Boots on Cobble Stone", con l’estro di Amador che raggiunge l’apice e gli echi d’incitamento tipici che  raccolgono il registro.  Un lavoro ricco e disinvolto, nonostante la mescolanza di sonorità, dove il talento di Howe Gleb è messo in luce dalla grande padronanza dei propri mezzi, proposti in gamme non poi così vicine a lui. Ha preso in prestito l’animo della sua band trasferendola in un mondo distante e travolgente per suoni e colori, partorendo un opera azzeccatissima. Questo “Alegrìas”, senza dubbio, è un esperimento dagli ottimi contenuti, che esalta il valore della musica, di fatto, una delle ultime realtà prive di confine.

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