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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione: Vicolo Margana - Morpheus Five Hours

18.04.2011 - Marcello Moi



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Titolo: Morpheus Five Hours
Artista: Vicolo Margana
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Ambient, Prog
Voto: 7

 

 

In mezzo al mare di etichette discografiche che ultimamente spuntano come funghi, chi si occupa di musica spesso ha a che fare con CD che sembrano già pronti per uno scaffale: il mix perfetto, il booklet fotografico, lo store online, il press kit... in una parola, non dischi ma prodotti. Surgelati, pure, visto che sono preconfezionati all'origine e pensati per uno specifico target di consumatori, hipsters o technomani che siano. Il commercio spersonalizza, nella musica come in qualsiasi altra cosa; sarà per questo che “Morpheus, Five Hours”, nonostante non sia un disco perfetto riesce a trasmettere l'amore per la musica come pochi altri lavori che ci capitano sottomano. Autoprodotto, un po' demodè per via di quella venatura prog che lo attraversa dall'inizio alla fine, riflessivo e introspettivo, non è certo un boccone papabile da chiunque. Eppure è un bel disco, e si sente che chi lo ha scritto vive per fare musica e non viceversa. 

Ambient e Prog: due generi diversissimi tra loro, che però hanno in comune l'idea di una musica totalizzante, da capire più che da ascoltare in questo viaggio di cinque ore che attraversa la notte per portarci al risveglio. Il fulcro del disco sta tutto nella prima traccia, in quell' “Overture” che parte in sordina e poi, accompagnata da un sax che si fa strada piano piano, si apre come un fiore al mattino; è come un senso di completezza che arriva all'improvviso, come se in un istante la consapevolezza di bastare a noi stessi ci entri dentro. E' un vero peccato che la personalità di questa prima traccia si perda nelle seguenti: è vero che con “Samhadi Lullaby” ci troviamo immersi in ben altre atmosfere, più incerte e dissonanti, ma già con “Floating Candles” e “Between Angles and Devils” il calo di tensione diventa notevole. Stesse sensazioni, ma meno intense: nonostante “Morpheus, Five Hours” abbia una personalità ben definita, non riesce a ripetere il picco dell' “Overture” in nessun'altra traccia. L'unico sussulto degno di nota arriva quasi in chiusura con “Narcotic Rain”, dove una batteria sostenuta (o almeno, la più sostenuta del lotto) e qualche fugace apparizione di una chitarra elettrica ci portano in una dimensione meno onirica e molto più vicina al pianeta terra. 

I Vicolo Margana avrebbero dovuto osare di più. Dopo aver trovato un bel cocktail di elettronica, complessità musicale e strumenti a fiato, hanno forse commesso l'errore di soffermarsi più del dovuto lungo un sentiero che avevano già battuto. Un'ingenuità tipica di chi “non è del mestiere”, verrebbe da dire: e meno male, visto che a quanto pare la musica genuina si fa largo solo là dove non c'è alcuna malizia.

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