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giovedì 24 settembre 2020

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Recensione: Valentina Gravili - La Balena sul Tamigi

30.04.2011 - Marco Salmistraro



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Titolo: La Balena sul Tamigi
Artista: Valentina Gravili
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Pop, Cantautorato
Voto: 8

 

 

Valentina è tornata a distanza di dieci anni da “Alle Ragazze Nulla Accade per Caso”, il suo primo lavoro; in questo periodo ha calcato numerosi palchi italiani e partecipato a importanti festival nella penisola. È una a cui non sembrano mancare coraggio e carisma: basti pensare che ha saputo condividere il palco con artisti del calibro di Suzanne Vega. 

Attraverso dieci piacevoli brani la cantante ci invita ad entrare nel suo mondo, così denso di persone, immagini e sensazioni. L’abilità nella narrazione è tale che si ha l’impressione di essere calati in un piccolo quadro, un frammento di quotidianità nel quale ci possiamo riconoscere.  Il punto di vista dell’autrice è quello di chi è alla ricerca di un riferimento, di una certezza in una società che ormai non è più a misura d’uomo. Una posizione simile è chiara sin dal titolo dell’album: la balena in questione rappresenta ciascuno di noi, che spesso siamo impacciati e a disagio nel nostro ambiente, senza nemmeno una via d’uscita. Nello smarrimento più totale (“brancolo nel buio”, dice lei) l’unica speranza è quella di far tesoro della bellezza di ogni piccola cosa: dobbiamo ancora stupirci davanti alla semplicità di ogni giorno, meravigliarci di ciò che ci è intorno, anche dell’aria pacata di un coltivatore di bonsai, come ci suggerisce. Questa è proprio la cifra con la quale la cantante si esprime: le immagini che sceglie sono sempre delicate, leggere ma mai superficiali. 

Gli arrangiamenti risultano funzionali ad ogni brano: i suoni si sposano con spontaneità al cantato, mettendone in rilievo i contenuti ed i significati. Non accade mai che ci siano delle forzature nelle composizioni, le musiche sono ricercate e curate: ascoltate “Avvenne a Un Tratto”, con il suo andamento scanzonato, o “La Malafede”, con la quale ci si concede una divagazione di sapore western. La varietà di strumenti con cui vengono presentati i pezzi è un valore aggiunto: flauti, strumenti ad arco, sintetizzatori risvegliano costantemente la nostra curiosità e ci accompagnano da una traccia all’altra. 

L’impressione che si ha all’ascolto è quella di un lavoro creato con passione e dedizione. I testi sono ben pensati, tuttavia c’è il pericolo di scadere nella banalità. Mentre alcuni brani potrebbero già essere candidati ad essere canticchiati sotto la doccia, sembra quasi che altri non susciterebbero alcun interesse, se non fosse per il contributo dato dai musicisti: la ricchezza delle canzoni risiede proprio nelle sfumature di colore date da questi ultimi. Sarebbe un vero peccato perdere un talento come Valentina nel mare della musica già sentita e senza personalità; ci auguriamo che continui per la sua strada, a noi piace così com’è.

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