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Recensione: Rumatera - La Grande V

30.04.2011 - Sara Mazzucato



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Titolo: La Grande V
Artista: Rumatera
Etichetta: Boogie Records
Anno di uscita: 2011
Genere: Punk rock
Voto: 6

 

 

I Rumatera tornano alla riscossa armati di un ep realizzato con la collaborazione di artisti  come Il Trio Medusa, Chuma Chums, Cattive Abitudini e Gianni Drudi (possiamo solo  immaginare quanto questa combriccola se la sia spassata a lavorare insieme).  La Grande V, con i suoi brani cantati rigorosamente in dialetto locale, è completamente  dedicata alla terra che ha visto nascere i Rumatera, l’amatissimo Veneto. 

Ogni canzone sembra dipingere un quadretto in cui si vedono un paio di amici che si  ritrovano a chiacchierare al bar o per strada, mostrandoci in tutto il loro (comico) splendore  la loro natura di veneti doc, o meglio, di “teroni del nord”, come piace dire a loro. I Rumatera si rifiutano di proporci l’immagine stereotipata dell’abitante del Nord Italia: ma  quale giacca e cravatta, i veneti sono simpaticissimi!  Emblematica al riguardo è proprio "La Grande V", canzone-manifesto di questo ep, che  descrive la vera natura dei “teroni del nord”: persone spicce e dirette, che non si fanno  molti problemi a dire quel che pensano. In effetti i Rumatera sono anche un po’ grezzi, d’altronde sono cresciuti nei campi e nelle strade: quale “brava tosa” non vorrebbe una dichiarazione  alla maniera di "Sol Bareoto del Mas-cio"? O sentirsi chiedere di essere vergognosa per una  sera, come recita, appunto, "Vergognosa"?  Ai Rumatera va senza dubbio il merito di aver dato voce in modo divertente alla loro realtà regionale e ai loro concittadini, descrivendoli nella loro spontaneità e leggerezza. 

Se la simpatia de La Grande V non si può negare, è però inevitabile considerare che  questo lavoro si muove all’interno di certi confini (l’uso quasi esclusivo del dialetto, i  contenuti fin troppo informali, la parte musicale prevedibile e poco affinata) che diventano  dei limiti piuttosto consistenti. Ci vorrebbe un salto di qualità: staremo a vedere.

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