Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


lunedì 21 settembre 2020

  • MP News
  • Musica

Recensione: Foo Fighters - Wasting Light

30.04.2011 - Massimo Sannella



Recensione: Versailles - Dust&Chocolate

“Dust&Chocolate è una bella prova di carattere (e, bisogna riconoscerlo, anche di talento di due...
Leggi l'articolo

Recensione: Artemisia - Gocce d'Assenzio

Popolo del rock 'n' roll, eccovi servito un piatto davvero succulento per sfamare la vostra fame di schitarrate. No,...
Leggi l'articolo

Recensione: Earth - Angels of Darkness, Demons of Light 1

Sono poco conosciuti, viaggiano nei meandri più nascosti e si rivelano solo agli ascoltatori più...
Leggi l'articolo

Recensione: R.E.M. - Collapse into Now

Liberatevi la mente dai pregiudizi, per prima cosa, e ascoltate “Collapse into Now” con la consapevolezza...
Leggi l'articolo

Titolo: Wasting Light
Artista: Foo Fighters
Etichetta: RCA/Sony
Anno di uscita: 2011
Genere: Hard rock
Voto: 8

 

 

Dave Grohl non ha nulla da dimostrare agli altri, quello che sa fare lo fa e lo fa bene, poi se ci si vuole chiedere se la carica della sua elettricità hard-rock sia arrivata al punto di fusione o addirittura di non ritorno ce lo dice – deludendo fortemente i detrattori - questo nuovo “Wasting Light”, la prova inconfutabile che la forza residuale del grunge Nirvanico è andata a confluire nella fonderia dell’hard rock di grande stampo. Ed è festa fasto dell’Hammer divino.

Ovvio che la lezione di J.Paul Jones nei Them Crooked Vultures è andata a buon fine, l’apprendista stregone riconsidera i suoni rock-poppyes delle ultime cose fatte e decide di dare la botta vintage, la sterzata urticante al proseguo degli esordi e imbriglia queste tracce in una stupenda registrazione analogica pregna di difetti sensoriali, rigature piene e forzate, in concreto tutto l’occorrente per un impatto mostruosamente vivo, hard, alla faccia delle registrazioni “impeccabili ma senza anima” in digitale; un disco che sa dove colpire e far male, un disco (il primo d’inediti in quattro anni) che oltre all’hard di consegna spara metastasi punk che lo ricollegano immediatamente al mitologico “The colour and the shape” e che da – stranamente – ragione alle infinite parole grasse della stampa specializzata che ha osannato l’uscita di questo lavoro col senno di poi di una verità assoluta. Fuoco e fiamme anche per la presenza dell’ex sodale Krist Novoselic in “I should have known”, evviva per il ritorno tra le fila della chitarra di Pat Smear, alleluja per Bob Mould (Husker Du) che contribuisce alla lirica di “Dear Rosemary”, inno amperico a Hendrix; poi uno start immaginario da il via ad un carosello di riff, pelli, urli e metallerie senza scampo, il rombo dei Motorhead di Lemmy tra gli ingranaggi di “White limo”, la tecnica mirabolante di botta e risposta tra chitarra e basso in “Rope”, le bordate post-grunge che scazzottano in “Arlandria”, “These days”, fino alla deriva dolce di “Matter of time” che fa sponda ideologica e d’amarcord alle Nirvaniane “Bridges burning” e “Back forth”, come a ribadire che del primo amore è difficile scordarsi.

Un gran disco e ritorno per questi combattenti dei distorsori al comando di Grohl che non racconta psicodrammi personali trasformandoli in inquietudine condivisa: suona, suonano e basta, con un cuore elettrico ed uno spirito a voltaggio dentro un disco che fa sventolare in poppa l’orgoglio rock Americano nonostante i venti di “altre guerre” annunciate, ma non su disco.

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.