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Recensione: Tuesday's Bad Weather - Without Thinking

18.06.2011 - Massimo Sannella



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Titolo: Without Thinking
Artista: Tuesday's Bad Weather
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Psych-lounge
Voto: 7

 

 

Uno dei classici “gioiellini” che si trovano – meno male – fuori dalle gioiellerie ufficiali della musica patacca controcorrente, o per meglio dire indipendente da ordini e pre-cellophanature dirigenziali: da Taranto “Tuesday’s Bad Weather”, un duo da ascoltare con i sensi slacciati, l’indifferenza abolita e con la predisposizione ad esercitare un’attenzione profonda verso il loro “opus primis” “Without Thinking” un disco che al momento non si posta come “decisivo” a scalmanare le stanze dell’underground, ma di scardinarne le serrature ci va vicino.

Alessio Messinese chitarra e Pierpaolo Scuro chitarra, sinth, aggeggini e voce, fanno poesia per grandi spazi, quella pastorale sonica che è a metà strada tra la cristallizzazione e il sottovetro della melodia, due chitarre elettriche che non vanno alla guerra dei suoni, ma si compiacciono,avviluppano, amoreggiano e si strusciano in un rapporto senza sensi di colpa, e con loro si aggrovigliano dolcemente tasti di pianoforte, vibrazioni d’organo, una batteria elettrica che accarezza e un minimo di quelle febbri deliranti che senza sfondare nel psichedelico “We want”, “India in your computer” ne abbracciano i satelliti Barrettiani che girano - al largo – in tutta la struttura delle otto tracce.

Lasciando sfumare l’ottima “rappresentazione rarefatta” di una Let It Be da sogno, il disco dei Tarantini TBW è un dolce alcaloide che brilla di silenzi, rumori e amore, che rende giustizia ad un cantato profondo ed impastato, un piccolo prodotto da “sottoscala opaca” che non si vorrebbe mai staccare dalla fessura stereo; l’incedere smandolinato di “A strange game”, lontanissimi sospiri Knopfleriani “Every single day”, il rock col rossetto ambiguo di Reed “We want” ed il liquido d’un Rodhes che goccia beatitudine “With joy” luccicano sommessamente l’appartenenza ad un altro modo di intendere la musica, quella musica che si contamina con la pace interiore e con il contagioso respiro che prende dall’universalità il giusto dosaggio di bellezza. Acquerelli rock e spiritualità sonica fanno il capolavoro in miniatura di questo duo pugliese, uno stato di grazia riflessivo, morbidone e liberatorio destinato a tutti, anche se molti non se lo meriterebbero. Consigliatissimo e da ascoltare a “pieni polmoni”.

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