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The Used - Lies for Liars

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Titolo: Lies for Liars
Artista: The Used
Etichetta: Warner Music Group
Anno d'uscita: 2007
Genere: Emo Post-Core
Voto:

5,5/10

Tempi di cambiamento per i The Used. Anzi, no. Infatti a quanto pare la dipartita del batterista Branden Steineckert (sostituito da Dean Butterworth nella registrazione e definitivamente da Dan Whitesides) non ha segnato una svolta decisiva nel sound della band. Infatti è risaputo che, quando un componente se ne va, qualcuno di chi resta cerca prendere il sopravvento cercando di imporre la proprie aspirazioni/velleità artistiche, approfittando del vuoto che si è venuto a creare. Non è il caso dei The Used invece, che al terzo album ancora sentono il bisogno di avere come balia il produttore John Feldman (cantante dei Goldfinger). Solite sonorità, soliti arrangiamenti che andavano bene ai tempi del primo disco “The Used”, ma che adesso rischiano di far sembrare Lies for Liars una inutile ripetizione che cerca di cavalcare in modo ostinato le trovate vincenti di un tempo.
Si sa che la fotocopia di una fotocopia tende a sbiadire, e allora perché i nostri amici di Orem non cercano di mettere meglio a frutto il loro notevole estro musicale, senza dover per forza inframezzare strofe, ritornelli e special con i magici effetti speciali di Pro Tools et similia? Perché non capiscono che in questo modo le canzoni hanno un groove artificiale ed artificioso che live renderà meno della metà, vista l’impossibilità di usare i software di audio editing anche dal vivo? (E Dio ce ne scampi). La mia opinione è che Feldy cerca ancora di far presa sul pubblico giovane con chitarroni ultracompressi e batterie che suonano come “santebarbare” andate a fuoco. Sembrerebbe dunque che sia lui l’elemento che cerca di imporre un “certo discorso”. Magari a discapito delle scelte della band vera e propria.
Con questo non voglio dire che la produzione artistica sia scarsa o approssimativa, anzi, è anche troppo curata; ma a mio giudizio eccessi di sovraincisioni con archi, trombe, percussioni e quant’altro sarebbero la chiave di volta nell’ascoltabilità dei pezzi, la quale, come già detto prima, rischierebbe di essere compromessa in un secondo momento, nelle esecuzioni live, vista la quasi impossibile presenza di un’orchestra sul palco.
Dopo questa reprimenda è però doveroso salvare l’eccezionale capacità dei The Used di far coesistere in un solo album ed in modo convincente canzoni molto differenti tra loro per lo stile: troviamo il rock e lo swing in “With me tonight” e “Wake the dead”, l’opera in “The bird and the worm”, l’emo-pop nel bel lento in 6/8 “Earthquake”. C’è anche una “Paralyzed” dall’intro (voglio sperare) apologetico per “The lovecats” dei Cure.

Lies for Liars dimostra i quattro ragazzi dello Utah sono musicalmente vivi e vegeti, con ancora la voglia di provocare e strabiliare come quattro anni fa, ma con la costante presenza di una produzione che spera ancora di scalare le rock charts con trucchetti da dj della Riviera romagnola. Aspettando il disco della maturità vi do un po’ meno della sufficienza finchè non vi liberate di quel tizio che a quarant’anni suonati spera ancora di cambiare il mondo decolorandosi i capelli.

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