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domenica 20 ottobre 2019

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Recensione: Uross - 29 Febbraio (Lo Squilibrista)

28.06.2011 - Giovanni Battistuzzi



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Titolo: 29 Febbraio (Lo Squilibrista)
Artista: Uross
Etichetta: Autoproduzione
Anno di uscita: 2011
Genere: Alternative rock
Voto: 6,5

 

 

Rock cantautoriale se vi va bene. Se proprio le categorizzazioni sono necessarie. Altrimenti UROSS, voce non bella, ma che può piacere; calda e che si scalda come una gracchiante radio dismessa, rude e cruda. Flussi di parole in fila, non sempre accompagnati da logica, ma d'altra parte è musica, mica retorica. Flussi che si fanno impegnati, che parlano di quelle cose di cui si deve parlare perché in fondo, in fondo così è bene. Niente di nuovo si potrebbe dire, ma si lasciano ascoltare, questo è garantito. Ballate rock e pezzi più spinti, più innovativi, più inglesi, elettrici. "Amaro", il pezzo con cui comincia il disco, è uno di questi, forse il pezzo più bello, certo il più sincero del disco. Poi un'altalena tra tracce cantautoriali e altre più rock, che si districano tra ironia e un prendersi sul serio che non gli si confà del tutto. Meglio i giochi di parole, le sciarade, come in "Un tipo chiamato destino". Toni scanzonati insomma ma ben inseriti nel contesto attuale: ironia che diventa critica e a volte ci riesce, nonostante a volte gli argomenti siano un po’ banali e quanto viene detto già sentito. Ma la musica: il ritmo c’è, chi suona lo sa fare discretamente bene, le melodie sono semplici e neppure troppo sentite. Non male tutto ciò quindi, ma qualcosa non torna ancora. È che questo disco è incostante, senza un piano preciso, quasi improvvisato nel flusso delle canzoni. Troppi i balzi, sia ritmici che vocali, troppa confusione nelle scelte. Le musiche risultano un po’ vuote: manca qualcosa insomma. Il pepe forse, una cottura più lenta di sicuro. È il loro primo album, d'accordo, le basi ci sono, avanti il prossimo.

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