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Radiohead - In Rainbows

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Titolo: In Rainbows
Artista: Radiohead
Etichetta: Autoprodotto
Anno d'uscita: 2007
Genere: Alt. Rock / Art Rock
Voto: 7.5/10

Di come In Rainbows sia nato abbiamo già detto tempo fa. La sua freschezza, la sua idea, ci aveva già esaltato ben prima che noi cominciassimo a scaricare i brani di quest’album.
Ma ora In Rainbows suona e nostro compito è cercare di capire come suona.
Già perchè ascoltare nuovo materiale targato Radiohead è sempre qualcosa di complesso; sei talmente abituato allo scorrere di Ok Computer, all’astrattezza di KID A, che sentire la voce di Yorke, cantare qualcosa che finora non avevi mai sentito, fa sempre il suo stano effetto.
I Radiohead non venivano da un capolavoro, il loro ultimo CD, Hail to Thief, concludeva un percorso di sperimentazione iniziato a seguito del successo ottenuto da Ok Computer.
Ma è proprio da là che dobbiamo ripartire, da quell’ultimo album con alcuni ottimi episodi al suo interno, ma dal difficile, difficilissimo, scorrere.
In Rainbows è serenità. E’ figlio di una se vogliamo rivoluzione per la Musica contemporanea; il suo concepimento sta alla base di quello che rimane il suo impianto portante, un’apertura totale, senza compromessi, di fronte all’ascoltatore.
Le metafore di musica a cui i Radiohead da tempo facevano riferimento se non sono svanite, hanno comunque lasciato il palcoscenico alla voce di uno Yorke parte portante di ogni melodia creata da una orchestra guidata alla perfezione da Mr. J. Greenwood.
E’ dunque la serenità, questa sensazione che molti amano definire Pop, a fornire le basi per un lavoro che scorre in maniera del tutto limpida, aspettandoti sempre per il passaggio fondamentale, coinvolgendo ad ogni nuovo ascolto una parte diversa dell’ascoltatore.
Prima c’era “Nude”. Traccia che i fan più attenti già conoscevano molto bene, perfetta nella melodia come nella collocazione all’interno dell’album, a chiudere un 1-2-3 di rara bellezza con gli altri due brani “15 Step” e la canzone più strettamente vicina ad Ok Computer, “Bodysnatchers”.
Sono loro, lo capisci subito, non hanno più voglia di trascinarti nella loro foresta, vogliono starci accanto e colorare la nostra tela emotiva.
Scorrendo durante l’ascolto ti sembra anche di sentire arrivare il vento dell’Islanda, di quei Sigur Ròs la cui influenza è forse tra le più marcate di questo album e l’esplosione di “All I Need” non può che ricondurci alla stupenda Glòsòli.
Ora c’è “Reckoner” con la sua quasi commovente perfezione, con quella cura maniacale nell’arrangiamento da parte del duo Greenwood. Sono i Radiohead che sognavamo, è il Tom di sempre, impossibile non inserire questa traccia come uno dei migliori episodi della composizione anche se forse sarà con “Jigsaw Into Place” che la band raggiungerà la sintesi più completa ed efficace per definire il nuovo sound Radiohead.
Eppure, non siamo di fronte ad un capolavoro assoluto. “House of Cards” è la traccia che finora lascia di meno dentro l’ascoltatore ma il più grande disappunto arriva proprio dall’ultimo brano, “Videotape”, lento scorrere e pianoforte in primo piano; bello, bellissimo ma era davvero questo il finale che volevamo?
Forse. Per ora permane solamente un gran voglia di volerne ancora e infatti è quasi immediato ripartire per un nuovo viaggio di colori ed emozioni.
All’inizio della recensione ho scritto una frase non a caso: capire come suona In Rainbows. Lo so, probabilmente è ancora presto da dire ma questo è l’album che ogni fan dei Radiohead deve sentirsi fiero di amare.
Le grandi band così come le grandi personalità sanno cosa vuol dire guardare al passato, osservando gli errori (se mai ce ne sono stati) per costruire la nuova base sulla quale far nascere qualcosa di nuovamente grandioso. E i Radiohead oggi hanno, se mai ce n’era bisogno, dimostrato di essere una grandissima band.
Il Rainbows è grande contro mediocre. E’ Radiohead contro il 95% della musica Rock che viene passata ogni giorno. E quel 95% sta dannatamente aumentando e la lotta per la sopravvivenza sta facendo sempre più vittime di prestigio, lasciando pochi nomi a combattere una battaglia sempre più dura.

Oggi però quel 5% rimanente si è preso una grande rivincita, dimostrando che si può ancora fare Rock, canzoni Rock, di 3-4 minuti senza dover per forza scadere nella banalità più strisciante.
In Rainbow è dunque l’album che serviva al mondo musicale contemporaneo. Sotto ogni punto di vista, commerciali e non.
Perchè è l’arte della Musica quella che deve vincere, sempre.

E Oggi ha vinto.

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