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sabato 26 settembre 2020

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La Pop Art a Roma

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A Roma, alle Scuderie del Quirinale, è possibile visitare fino al 27 Gennaio 2008 la mostra “Pop Art!”, a cui è stato dato il via il 26 Ottobre di quest’anno. L’esposizione, organizzata in dieci sale, è tutta dedicata a quel fenomeno artistico che ha preso il nome di Pop Art, nato negli anni cinquanta in Inghilterra e poi diffusosi nell’Europa continentale ma soprattutto negli Stati Uniti. Questo movimento ebbe come caratteristiche salienti l’uso degli oggetti quotidiani come soggetti dei dipinti e come componenti delle sculture (quegli oggetti che già agli anni cinquanta hanno perso la propria unicità, fanno parte di produzioni in serie e costituiscono la molla della moderna società dei consumi), nonché il focus sulle icone della cultura popolare (appunto), quindi politici, stelle della musica, del cinema e dello sport, ma anche importanti avvenimenti che segnarono un’epoca e che entrarono a far parte dell’immaginario collettivo come rappresentativi di quegli anni.
Non può mancare all’interno della mostra l’artista probabilmente più conosciuto tra quelli che hanno fatto parte del movimento della Pop Art e dato impulso ad esso, ossia Andy Warhol. E’ stato lui a trasportare il concetto stesso di produzione di massa, in serie, all’interno della creazione artistica: Eseguendo serigrafie, egli da un’unica matrice ricavava opere artistiche in serie, come ad esempio le celeberrime scatolette di zuppa Campbell (di cui non mancano esemplari alle Scuderie del Quirinale), o i ritratti di Marylin Monroe, tutti uguali nella forma e solo diversi nella colorazione (che l’artista cambiava passando diversi tipi di inchiostri e colori sulla matrice e sulla seta). Vi è un’intera sala, la sala 4, dedicata alle rappresentazioni che gli artisti facevano dei personaggi famosi del loro tempo, ed oltre alla Marylin di Warhol troviamo Brigitte Bardot (anche “imbustata, cioè coperta da un sacchetto di plastica, da Christo), Virna Lisi, ed i Rolling Stones, a cui si ispira “Swingeing London” di Hamilton, un collage di ritagli di giornale che vede protagonista la mitica rock band inglese.
Nella sala successiva, la Pop Art abbandono il mondo frivolo e spensierato del cinema e della musica e si dedica a temi d’attualità politica: L’assassinio di Kennedy, la conquista dello spazio, la tensione tra blocco occidentale e blocco sovietico, lo sfruttamento del terzo mondo con il Sud America che, senza mezzi termini, finisce nello scarico della latrina.
Dopo il tributo di alcuni autori, tra i quali Roy Liechtenstein (che dopo Warhol è probabilmente il pop artist più famoso) a quella nuova forma espressiva che emerge (soprattutto commercialmente) con vigore in quegli anni, rappresentata dal fumetto, l’esposizione ci mostra come gli artisti del movimento pop rappresentassero i grandi classici dell’arte, e qui compare un’opera di Mario Schifano, il “Leonardo”. Notevole e allucinogena la “Pyramid” di Gerhard Richter.
Infine la mostra, forse un po’ troppo più corta di come me l’aspettavo (in tutto, stando a quanto si legge nel volantino informativo, sono esposte un centinaio di opere), si chiude con le visioni erotiche degli artisti della pop art, alternativamente esaltando il machismo e il potere maschile (“Mr. Muscolo” di Mario Ceroli e “Barely There” di Allen Jones), o viceversa l’emancipazione femminile e il potere della donna di sedurre (“Permis dans les deux sens” di Evelin Axell).

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