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Napolitano bis e la paralisi della politica: non è un paese per giovani!

21.04.2013 - Enrico De Col



Dopo la pessima campagna elettorale con promesse mirabolanti e urla nelle piazze pensavamo di averle viste tutte. Dopo le elezioni di fine febbraio che ci hanno regalato, anche grazie al porcellum, un parlamento senza stabilità, pensavamo di averle viste tutte. Dopo i tentativi andati a vuoto di formare un governo con un mandato esplorativo al "miglior perdente" Bersani, pensavamo di averle viste tutte. Dopo l'allungamento di questo stallo con i fantomatici dieci saggi che ad oggi non si sa che risultati abbiano portato, pensavamo di averle viste tutte.

E invece no: è andata in scena una tragicomica elezione del Presidente della Repubblica culminata con la riconferma, per la prima volta nella storia, del presidente uscente Giorgio Napolitano.

Intendiamoci, non che Napolitano non sia degno di merito, anzi. E' stato colui che con grande capacità (e sopportazione) ha saputo gestire sette anni di crisi economica e di sistema. Ha visto governi senza maggioranza (Prodi), governi con ampi numeri che si sono auto affondati (Berlusconi) e un governo tecnico nato legittimamente per uscire dal pantano che, nonostante le buone intenzioni, ha deluso un po' tutti (Monti). Probabilmente la fase politica peggiore di sempre, se si escludono gli anni di piombo. Quindi tanto di cappello a Napolitano che ora, purtroppo per lui e proprio in virtù di questa bravura è stato richiamato a furor di popolo a gestire ancora la situazione. Alla soglia degli 88 anni è sempre lui il "salvatore della patria".

E i partiti che fanno? Fanno pena. A cominciare dal PD che dopo una vittoria "mutilata" ha sbagliato colpo su colpo. Bersani si è intestardito a fare un governo anche senza avere i numeri, forse perché voleva una pur motivata gratificazione personale come culmine della sua carriera politica. Invece la sua carriera politica è finita. La proposta di Marini come nome per la presidenza della Repubblica è stato il primo colpo alla base del partito che non ha capito. Non ha capito perché sacrificare il Quirinale in cambio di un governo di larghe intese destinato ad essere bloccato dai veti incrociati e magari fatto cadere quando il vento gira (Monti docet). Poi l'impallinazione di Prodi, ennesima dimostrazione di aver agito in modo frettoloso nella scelta e in ordine sparso in aula. Il "popolo" del PD chiedeva un altro nome, serio e condiviso, disposto anche a convergere su Rodotà. Invece niente. Ora finalmente la dirigenza si sta dimettendo e forse ci potrà essere un ricambio con Renzi o qualche altro (non certo l'anacronistico Barca) che comunque sarà sempre meglio di questa gestione fallimentare.

Il PDL non se la passa tanto meglio. Certo, tatticamente è stato a guardare da una posizione di rendita. Non ha proposto nomi per il colle e poi ha invocato Napolitano, l'ex "comunista" che non aveva votato nel 2006. Corsi e ricorsi della storia. Berlusconi ha detto (e quindi come al solito non ci possiamo fidare di quel che dice) si ricandiderà per la settima volta a 76 anni, non senza qualche capatina in piazza contro i giudici di sinistra o altri pezzi forti del suo avariato repertorio.

Monti e Scelta Civica? L'ex premier si è bruciato il futuro con la discesa in campo nell'agone politico (fino a poco tempo fa avrebbe potuto andare lui al Quirinale) e ora il suo movimento poco amalgamato non sa che pesci pigliare, ma comunque non è più protagonista.

E Grillo? Queste prime settimane sono state finalmente l'occasione per vedere all'opera il Movimento 5 Stelle: sono stati decisamente bocciati. La democrazia interna è davvero un miraggio e anche la trasparenza (a proposito, quanti voti sono stati dati alle "Quirinarie"? è un mistero). Comico poi vedere nella rosa dei papabili per il colle la Gabanelli (giornalista), Bonino, Prodi e Rodotà (non sono anziani membri della "casta" anche loro?). I parlamentari grillini, sempre eterodiretti dagli ordini supremi del duo Grillo-Casaleggio, hanno dimostrato supponenza, disprezzo stereotipato di chi fa il suo mestiere (i giornalisti, i politici onesti ecc...) e in genere uno scarso amore del fare politica. Non sanno neanche dove sono, non conoscono la base delle regole istituzionali: non hanno proprio la passione. E allora perché sono in parlamento?

In conclusione hanno perso ancora una volta i giovani in Italia. Non c'è stato nessun rinnovamento, anche alla luce del possibile nuovo governissimo Amato (!). I prossimi mesi ci diranno se forse qualcosa davvero cambierà, se non altro per il definitivo collasso del sistema.

 

 

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