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venerdì 06 dicembre 2019

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Recensione Musica: Editors - An end has a start

Album tenero e molto intimo che farete fatica a togliervi di torno. Decisamente tra le migliori produzioni dell'anno

11.12.2007 - Valerio Celletti



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Titolo: An end has a start
Artista: Editors
Etichetta: Fader Label
Anno d'uscita: 2007
Genere: Indie/New Wave
Voto: 8,0/10
Mi ero ormai rassegnato all'idea che il 2007 mi sarebbe scivolato addosso senza lasciare dischi da ricordare. Fortunatamente gli Editors sono stati una splendida conferma: dopo il loro eccellente album d'esordio due anni fà non era così cinico e pessimista temere uno scivolone. Fortunatamente, sbaglio spesso e mai come questa volta sono contento di farlo.

"An end has a start" : questo è il titolo della loro seconda fatica. La loro biografia è semplice e quadrata come il loro suono: Editors, 4 membri, Birmingham (U.K), secondo disco, indie-rock, molti concerti all'estero, festival importanti. Il disco precedente "The Back Room " colpiva per la sua freschezza, per la padronanza in cui la band dimostrava dl saper fare in modo originale un genere quasi abusato per la quantità e qualità spesso imbarazzante delle produzioni più recenti. In effetti, gli Editors hanno la peculiarità di suonare in modo totalmente fuori dalle linee guida del genere. Indie, certamente, ma con innesti ragionati vagamente new-wave, goth, 80's. E funzionano dannatamente bene: chi nel 2005 si era imbattuto in “Munich” e in “Blood”, i singoli di punta del loro primo album-gioiello sà di cosa parlo. Sarà forse la voce di Tom Smith o lo stile alla Simon Gallup del bassista Russel Leetch? Sarà forse l'algido songwriting che ha il sapore pungente e rotondo dei Depeche Mode? Sarà quell'equilibrio perfetto, nichilista e larmoyant che sono riusciti sapientemente a infondere? Sarà che sono così lascivi e sofisticati, così soffici che potrebbero essere un sottofondo sonoro originale e dolcissimo per un rendez-vous? Sarà perchè sono riusciti a produrre un suono che sistematicamente crea un brivido lungo la schiena?

"An end has a start" è un disco eccellente come il primo, ma non è una copia. Lo metti sullo stereo di casa e una nuvola fumosa di suono buono ti avvolge a pennello. Riff che ricordano i primi U2 e i Joy Division volteggiano piacevolmente. Ora il mood è più solenne e meno drammatico: questa è la vera differenza rispetto al primo disco, ma la continuità emerge chiaramente. Gli arrangiamenti sono molto curati e la scelta dei suoni è decisamente coerente. Entriamo nel dettaglio: “When Anger Shows” è il capolavoro e si fà attendere con un inquietante, pulsante, tenero fade-in. “Smokers Outside the Hospital Doors” è gradevole e tempestosa. “Push your Head Towards the Air” è calda e malinconica come la pioggia di fine estate. Alcune altre tracce risultano melense e forse lunghe: raramente si scende sotto i quattro minuti con punte di quasi sei, ma nella maggior parte dei casi hanno un loro inconfutabile perchè.

Album tenero e molto intimo che farete fatica a togliervi di torno. Decisamente tra le migliori produzioni dell'anno: la band ormai è matura per entrare nell'olimpo della musica e stupirci ancora per lungo tempo. Questa volta spero di non sbagliare.


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