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Recensione Musica: Ulver - Shadows of the Sun

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Titolo: Shadows of the Sun
Artista: Ulver
Etichetta: The End Records/Jester
Anno d'uscita: 2007
Genere: Ambient
Voto: 7,0/10

Di che colore sarà questa volta il quadro degli Ulver? Blu notte, come Kveldssanger ? O forse giallo, rosso, schizofrenico e contorsionista come l’ultimo lavoro, Blood Inside?
Niente di tutto questo, l’ombra di questo sole è ancora una volta del tutto unica ed inafferrabile, tracciando melodie glaciali, monumentali, con la splendida voce di Kristoffer Rygg a fare da padrona su una atmosfera colma di pathos.
Totalmente distanti insomma da quella alienazione prog del precedente episiodio, la band norvegese questa volta decide di colpire dritta al cuore, grazie ad atmosfere impregnate di un denso sapore Coiliano ma che possono essere facilmente ricondotte anche ad esperienze più digeribili (leggi Radiohead, periodo Kid-A). Accostamenti che però non renderanno mai giustizia ad un impianto musicale del tutto sorprendente, grazie soprattutto ai primi tre brani del disco, dove la voce di Rygg sarà capace di sciogliere qualsiasi iceberg di emozioni vorrete porgli davanti. Sicuramente non siamo di fronte ai migliori Ulver di sempre, quelli insomma di Kveldssanger, ma sicuramente abbiamo di fronte un gruppo che ha acquistato piena coscienza delle proprie capacità ed infatti la parola che meglio sintetizza questo loro ultimo lavoro è proprio maturità.
Unica nota che può lasciare forse un pò perplessi è la scelta di cantare in Inglese, quando invece alcune tracce avrebbero tratto beneficio da liriche in lingua madre - il norvegese -  ancor più alienanti e soffocate. Resta comunque l'assoluto valore di questa opera in grado, ancora una volta, di ribaltare le precedenti conquiste musicali ottenute nel 2005 da Blood Inside.
La parabola musicale del gruppo Norvegese, cominciata da quel capolavoro Neo-Folk chiamato Kveldssanger, si è, dunque, tutt’altro che fermata e Shadows of The Sun rappresenta l’ennesimo tassello della loro quanto meno sorprendente onnipotenza musicale. E permettetemi di dire che, di questi tempi, questa è senz’altro una delle poche fortune che ci rimangono, musicalmente parlando ovviamente



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